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mercoledì 25 gennaio 2012

(Lc 9,7-9 -il Figlio del Dio vivente


VANGELO (Lc 9,7-9)
Giovanni, l’ho fatto decapitare io; chi è dunque costui, del quale sento dire queste cose?


+ Dal Vangelo secondo Luca

In quel tempo, il tetràrca Erode sentì parlare di tutti questi avvenimenti e non sapeva che cosa pensare, perché alcuni dicevano: «Giovanni è risorto dai morti», altri: «È apparso Elìa», e altri ancora: «È risorto uno degli antichi profeti».
Ma Erode diceva: «Giovanni, l’ho fatto decapitare io; chi è dunque costui, del quale sento dire queste cose?». E cercava di vederlo.




Dalla Lampada:"Signore Gesù, segno di contraddizione fra gli uomini, tu hai costituito un enigma per i potenti del tuo paese, accecati dall'ambizione e dal vizio. Rendi il nostro cuore umile e semplice perché sappiamo riconoscere che tu non sei soltanto un profeta, ma il Figlio del Dio vivente, che regna con il Padre e con lo Spirito Santo per i secoli dei secoli".
Luca, forse per la sua sensibilità, ci narra solo l’imprigionamento di Giovanni Battista. Del re Erode dice che era ‘tetrarca’ termine più corretto perché sovraintendeva soltanto alcuni territori che erano stati concessi dall’impero di Roma. Luca vuole concentrare tutta la nostra attenzione sul “Cristo, Figlio del Dio vivente”, anche se lo dichiara in termini diversi perché questa è solo matteana come espressione. Luca orienta il nostro pensiero, orienta il nostro cuore a comprendere in profondità CHI E’ GESU’. Erode non ha le carte in regola, né quelle mentali, né quelle del cuore per comprendere chi sia il Signore. Il suo cuore è chiuso da uno steccato enorme di odio, di violenza, di rivalità contro i suoi corregionali e non può aprirsi a questa grazia.
Il cuore si apre alla grazia quando ci si lascia interrogare da Gesù, non quando interroghiamo Gesù; è un passaggio fine ed importante: è Gesù che mi interroga, è Gesù che mi chiede; non si pongono domande per giustificare l’operato di Gesù. Erode risulta un uomo veramente insignificante. In altra parte è detto: “Andate a dire a quella volpe di Erode” (nel Talmud è detto che è meglio essere la coda di un leone che la testa di una volpe – e pensiamo che quella volta la volpe non era simbolo di furbizia come è per noi oggi – ma qualcosa di più banale, era un simbolo di insignificanza) – Dunque Erode risulta una figura superficiale e non poteva rispondersi alla domanda: Chi è Gesù? Per rispondere a questo io devo rompere i miei steccati interiori, quelli dell’orgoglio, del mio narcisismo ecc. altrimenti la domanda su Gesù rimane una domanda vuota. Alcuni pensavano fosse il Battista, severo, altri Elia, profeta anche molto duro per certi versi… Gesù non è niente di tutto ciò, Gesù è soltanto il volto autentico del Padre. Lo possono conoscere e comprendere soltanto le persone che si disarmano per afferrarsi unicamente al suo amore.


Chiedo la grazia di avere un cuore che non costruisce steccati, barricate, ma che si lascia plasmare dall’amore e dalla tenerezza verso Dio e verso i fratelli. E questo avviene quando dopo la chiamata (ciascuno ha la propria) avviene la risposta e la conferma: si entra in una profonda intimità. Ieri il Vangelo ci diceva che Gesù si è seduto a tavola con i suoi, e c’erano anche molti pubblicani e peccatori (Lui non è venuto per i sani ma per i peccatori). Gesù è al centro di tutti questi ed è capace di far esplodere guarigione, misericordia, santità; i farisei li allontanavano, li emarginavano, (c’era l’ossessione della purità: c’erano i pesci puri e i pesci impuri, il vasellame puro e il vasellame impuro,… una cozzaglia di leggi che impedivano di arrivare al cuore del messaggio della Legge). Ma Gesù è capace di infondere vita a coloro che sono senza vita. Misericordia vuole e non sacrifici se questi non sono relativi all’amore, dall’avere preso in carico il fratello e la sorella. Altrimenti restiamo ‘seduti al nostro banco delle imposte, - come abbiamo visto ieri in s. Matteo).


La misericordia, questa commozione viscerale che nasce dal materno e paterno che c’è in noi, deve sempre avere la meglio se vogliamo conoscere Gesù e intravvedere il Volto del Padre.

Ogni fratello è una persona che va amata, a volte anche a senso unico, anche se non è corrisposto, perché questo è l’amore che Dio ha per noi, un amore viscerale, un amore gratuito.

Cari saluti- sr. Ivana

Egli si alzò e lo seguì -Marco 2,14

Gesù passò vicino a Levi e gli disse semplicemente Seguimi (Marco 2,14). E Matteo, alzatosi, lo seguì. Immediatamente Matteo tenne un banchetto a cui invitò, oltre a Gesù, un gran numero di pubblicani e altri pubblici peccatori.


Dalla Lampada: San Matteo era anche chiamato Levi, in quanto pubblicano, era membro di una delle categorie più odiate dal popolo ebraico. In effetti a quell'epoca gli esattori delle tasse pagavano in anticipo all'erario romano le tasse del popolo e poi si rifacevano come usurai tartassando la gente. I sacerdoti, per rispettare il primo comandamento, vietavano al popolo ebraico di maneggiare le monete romane che portavano l'immagine dell'imperatore. I pubblicani erano quindi accusati di essere peccatori perché veneravano l'imperatore.
 
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Ci fa pensare questo bellissimo quadro del Caravaggio nella chiesa di Roma 'S. Luigi dei Francesi'.
L'attività che faceva Matteo, assoldato dall'impero romano per riscuotere le tasse, era proibita e lo metteva tra gli emarginati quindi gli era proibito entrare nel tempio, fare le abluzioni, avere contatto con un ebreo puro...
Il Caravaggio, nel dito che indica, dito che ritroviamo nella Cappella Sistina nella rappresentazione della creazione, ci suggerisce che Dio crea sempre; quando Lo lasciamo entrare, il contatto con Lui, l'entrare nella nostra esistenza, è sempre una nuova creazione. L'uomo vienne riplasmato dal 'fare' di Dio, dalla bontà di Gesù.
La risposta subitanea di Levi, il cui gesto della mano rivela tutto lo stupore di chi comprende di essere stato chiamato, lo porterà a seguire Gesù con il nome di Matteo (nome che in ebraico ricorda la radice del verbo “donare- dono di Dio”).
La luce che emana è la luce della grazia. "Ma chiami proprio me?" E' l'altro dito che indica se stesso.
"Egli si alzò e lo seguì"
I due dei compagni di Levi si voltano verso il Cristo mentre gli altri due non distolgono nemmeno per un secondo lo sguardo dai soldi appena intascati.
Occorre alzarci e seguire. Non ci può essere una sequela fatta da seduti. E' il verbo alzarsi che è usato anche per la resurrezione. E' un risorgere. Occorre avere una vita da risorti. Occorre che attraversiamo i'passaggi'. E ogni giorno li dobbiamo attraversare. Ci aiutiamo a vicenda con la preghiera e col nostro animarci all'ascolto fattivo della Parola di Dio.
Seguiamo, dunque le orme di Gesù!

Cari saluti. Sr. Ivana

 

fino al sorgere delle stelle -Matteo 20,1-16

Vangelo: Matteo 20,1-16

Mi colpisce molto questa parabola in aprticolare questo fatto:


Il padrone rivendica a sé la sovrana libertà di disporre del proprio come vuole. Un denaro non era solo la paga consueta, era anche il necessario per vivere: ebbene, la volontà del padrone della vigna è che ciascuno abbia il necessario per vivere (il pane quotidiano, la fede, lasperanza, l'amore), indipendentemente dai propri meriti.


E'chiaro che Dio non ci fa mancare quanto ci serve per vivere, anche se arriviamo all'ultimo minuto per aprirci a Lui. Però Lui esce per bene cinque volte, si fa per dire, durante la giornata lavorativa, per cercare gli operai per il Regno.


Si tratta della giornata lavorativa tipica nella società agricola palestinese del tempo, che durava «dai primi raggi del sole fino al sorgere delle stelle (cf. Sl 103/104,22-23). La suddivisione in 12 ore quindi, nella stagione estiva, comporta una durata dell'ora lavorativa ben superiore ai 60 minuti.

 
 

"Hai fatto la luna per segnare i tempi
e il sole che sa l'ora del tramonto.

Stendi le tenebre e viene la notte:
in essa si aggirano tutte le bestie della foresta;

ruggiscono i giovani leoni in cerca di preda
e chiedono a Dio il loro cibo.

Sorge il sole: si ritirano
e si accovacciano nelle loro tane.

Allora l'uomo esce per il suo lavoro,
per la sua fatica fino a sera".


Gli operai della prima ora non vogliono riconoscere che è stato un dono essere stati assunti: certo, hanno lavorato dodici ore, ma solo grazie all'invito del padrone di casa. La vita è un dono, regalata dal Padre, senza alcun merito da parte nostra. E annche la vocazione a cui siamo stati chiamati.


Non andare via, Signore
Quando trovi chiusa la porta del mio cuore,
abbattila ed entra: non andare via, Signore.
Quando le corde della mia chitarra dimenticano il tuo nome,
ti prego, aspetta: non andare via, Signore.
Quando il tuo richiamo non rompe il mio torpore,
folgorami con il tuo dolore: non andare via, Signore.
Quando faccio sedere altri sul tuo trono,
o re della mia vita: non andare via, Signore.
(Rabindranath Tagore)

Maria dal cuore giovane





Noi, Suore della Provvidenza, preghiamo l'Angelus tre volte al giorno. Qualche volta modifichiamo il modo di pregarlo nelle sue formule, a seconda del Tempo liturgico che viviamo.

Spesso preghiamo per i giovani, perchè possano avere una buona famiglia, bravi educatori, il lavoro e... la capacità di ascoltare la voce del Signore. Invochiamo Maria per loro e la chiamiamo: "Maria dal cuore giovane"



L: L'Angelo del Signore portò l'annuncio a Maria.

Tutti: Ed Ella concepì per opera dello Spirito Santo.

L: Tutto è cominciato con il “sì” detto da Maria al messaggero di Dio, che le annunciava un meraviglioso e sconvolgente evento intensamente sognato dal popolo di Israele, la nascita del Messia. Il semplice dialogo tra Maria e l’angelo, raccontato nello stile essenziale dei vangeli, racchiude quel “sì” di Maria a Dio, come il punto culminante della storia dell’alleanza tra Dio e l’umanità. Da quel momento Gesù il Messia, il Salvatore dell’umanità, prende carne in lei.

Ave Maria…

L: Ecco l'Ancella del Signore.

Tutti: Sia fatto di me secondo la tua Parola.

L. Mari è una ragazza che cammina per le strade di Nazareth, che va alla fontana del paese a prendere l’acqua. Eppure Dio l’aveva pensata e preparata da sempre e lei, che viveva in compagnia dello Spirito Santo, sentiva una precisa percezione di un grande mistero, che si portava dentro, per cui anche in mezzo alla confusione di un mercato riusciva ad ascoltare quello che il Signore le diceva.

Ave Maria…

L: E il verbo si è fatto carne.

Tutti: Ed ha abitato tra noi.

Anche noi siamo stati pensati e preparati da Dio. Anche noi portiamo dentro un mistero. Siamo anche noi chiamati a dare alla luce Gesù in noi e in mezzo a noi. Ma questo lo faremo se, pure immersi nel nostro viavai quotidiano, nei nostri pensieri e occupazioni, ascolteremo le varie chiamate che Dio ci fa e risponderemo con i nostri “sì” quotidiani. Con i nostri tanti piccoli “sì” ci disporremo ai “sì” più grandi e impegnativi, come quello di Maria, per partecipare con lei a quell’evento di salvezza che in Gesù ha cambiato il mondo.

O Maria dal cuore giovane, insegnami il tuo sì!

Aiutami ad accogliere la Parola nell’intimo del mio cuore, a capire, come hai saputo fare tu, le irruzioni di Dio nella mia vita. Insegnami a camminare in compagnia di Gesù, a vivere di attesa e di abbandono fiducioso alla Volontà del Padre, giorno dopo giorno, come hai saputo vivere tu.

Senza l' ascolto, la parola diventa muta





La nascita di Giovanni Battista è annunciata dall’angelo.
+ Dal Vangelo (Lc 1,5-25)
Al tempo di Erode, re della Giudea, vi era un sacerdote di nome Zaccarìa, della classe di Abìa, che aveva in moglie una discendente di Aronne, di nome Elisabetta. Ambedue erano giusti davanti a Dio e osservavano irreprensibili tutte le leggi e le prescrizioni del Signore. Essi non avevano figli, perché Elisabetta era sterile e tutti e due erano avanti negli anni.
Avvenne che, mentre Zaccarìa svolgeva le sue funzioni sacerdotali davanti al Signore durante il turno della sua classe, gli toccò in sorte, secondo l’usanza del servizio sacerdotale, di entrare nel tempio del Signore per fare l’offerta dell’incenso.
Fuori, tutta l’assemblea del popolo stava pregando nell’ora dell’incenso. Apparve a lui un angelo del Signore, ritto alla destra dell’altare dell’incenso. Quando lo vide, Zaccarìa si turbò e fu preso da timore. Ma l’angelo gli disse: «Non temere, Zaccarìa, la tua preghiera è stata esaudita e tua moglie Elisabetta ti darà un figlio, e tu lo chiamerai Giovanni. Avrai gioia ed esultanza, e molti si rallegreranno della sua nascita, perché egli sarà grande davanti al Signore; non berrà vino né bevande inebrianti, sarà colmato di Spirito Santo fin dal seno di sua madre e ricondurrà molti figli d’Israele al Signore loro Dio. Egli camminerà innanzi a lui con lo spirito e la potenza di Elìa, per ricondurre i cuori dei padri verso i figli e i ribelli alla saggezza dei giusti e preparare al Signore un popolo ben disposto».
Zaccarìa disse all’angelo: «Come potrò mai conoscere questo? Io sono vecchio e mia moglie è avanti negli anni». L’angelo gli rispose: «Io sono Gabriele, che sto dinanzi a Dio e sono stato mandato a parlarti e a portarti questo lieto annuncio. Ed ecco, tu sarai muto e non potrai parlare fino al giorno in cui queste cose avverranno, perché non hai creduto alle mie parole, che si compiranno a loro tempo».
Intanto il popolo stava in attesa di Zaccarìa, e si meravigliava per il suo indugiare nel tempio. Quando poi uscì e non poteva parlare loro, capirono che nel tempio aveva avuto una visione. Faceva loro dei cenni e restava muto.
Compiuti i giorni del suo servizio, tornò a casa. Dopo quei giorni Elisabetta, sua moglie, concepì e si tenne nascosta per cinque mesi e diceva: «Ecco che cosa ha fatto per me il Signore, nei giorni in cui si è degnato di togliere la mia vergogna fra gli uomini».

Parola del Signore


C’è uno schema delle “Annunciazioni” ben preciso, nel quale anche Luca si modella:

· Arriva un messaggero che in questo caso è l’angelo

· c’è il messaggio divino

· a cui fa seguito il turbamento della persona

· e poi l’accoglienza da parte di chi lo riceve

- E’ uno schema ben conosciuto che ci veniva dall’Antico Testamento ed è riportato nel Vangelo.

- Gabriele appare quando sono ‘finiti i tempi’ e ‘inizia un tempo nuovo’, ed abbiamo una nuova creazione di fatto, una nuova realtà che viene preannunciata da questo personaggio, Gabriele il cui nome significa “forza di Dio”.


Mentre Zaccaria dubita delle parole di questo messaggero, Maria invece accoglie e l’unica domanda è sul come avverrà questa proposta di Dio. E’ questa la differenza tra le due annunciazioni proposte dalla liturgia di oggi.

Si spiega che all’ufficio sacerdotale erano deputati ben 30.000 sacerdoti, trentamila, e dunque ognuno presiedeva solo una volta in vita il rito dell’incensazione (il rito dell’incenso).

C’erano due scatole, nella prima si sorteggiava il nome che poi veniva riposto nella seconda scatola e dunque passavano gli anni prima che ritornasse il proprio turno. Probabilmente mai più capitava. Quindi per Zaccaria è il momento più sacro,

nel luogo più sacro, il tempio,

nella città più sacra che è Gerusalemme.

Ma in questi luoghi sacri non è accolta la FORZA DI DIO.

Maria che è nascosta a Nazareth, un paese sconosciuto ai confini della geofrafia allora conosciuta, riesce ad avere l’acutezza di Spirito da accogliere la proposta del Signore.


Perché Zaccaria rimane muto?

Perché è sordo!


Quando una persona rimane sorda, si isola da tutto il resto.

Se vogliamo essere annunciatori per noi stessi e poi per gli altri, dobbiamo saper ascoltare Iddio che parla. Senza questo ascolto, la parola diventa muta, diventa insignificante, diventa vuota, diventa un panegirico ma senza cogliere l’essenza.


Chiedo al Signore un cuore capace di ascoltare, di portare dentro di me il messaggio di Dio che ogni giorno riceviamo per avere poi la forza di annunciare a quanti incontro questa STORIA NUOVA che viene da Dio.

Dio copre le distanze tra Lui e noi, le avvolge dentro ciascuno di noi per comunicarci i Suoi messaggi di Amore.


Cari saluti. Sr. Ivana

Le speranze di salvezza si tramutano in realtà

 

 

 

In attesa della terza domenica di Avvento: domenica'letare'

Seconda lettura: 1 Tessalonicesi 5,16-24
Fratelli, siate sempre lieti, pregate ininterrottamente, in ogni cosa rendete grazie: questa infatti è volontà di Dio in Cristo Gesù verso di voi. Non spegnete lo Spirito, non disprezzate le profezie. Vagliate ogni cosa e tenete ciò che è buono. Astenetevi da ogni specie di male. Il Dio della pace vi santifichi interamente, e tutta la vostra persona, spirito, anima e corpo, si conservi irreprensibile per la venuta del Signore nostro Gesù Cristo. Degno di fede è colui che vi chiama: egli farà tutto questo!


Questo è un tratto di commento che prendo dalla Lectio del Monastero Sacro Cuore. E' un commento che nella sua essenza ho sentito altre volte, ma non così efficacemente esposto. Letizia e letame hanno una radice in comune: se parliamo di vera umiltà (il contadino capisce bene quanto è importante il letame) se parliamo di vera umiltà abbiamo esperimentato che viene proprio dal fondo di noi, dal nostro cuore, lì dove lui -il cuore- cerca Dio.


Cari saluti. Sr. Ivana

Umiltà


Qualche finezza etimologica non guasta. E allora è utile capire che la parola letizia ha la stessa radice di letame.

II verbo latino laetare, infatti, significa fecondare, concimare, rendere fertile. Letame è, appunto, lo strame che rende ubertosa la terra. E letizia è quel sentimento di ricchezza interiore che deriva dal rigoglio spirituale. Così come lieto è un aggettivo il cui significato originario è fecondo, cioè fertile, rigoglioso.

Sembra fuori posto osservare che certi messaggi del cielo si insinuano perfino nelle radici delle parole?

E appare davvero esibizione di bravura far notare che, se nei versetti dei salmi si dice «ascoltino gli umili e si rallegrino», l'abbinamento tra umiltà (espressa dal letame) e letizia non è proprio puramente casuale?

E può definirsi esercitazione sterile quella che sottolinea le tante connessioni tra i poveri e il lieto annunzio che viene ad essi portato?

E può essere giudicato fuori tema il riferimento a Maria, protagonista silenziosa, la quale ha dato la spiegazione di tanta esultanza in Dio suo salvatore proprio nell'umiltà della sua serva? (Lc 1, 47.48).

Ed è indugio sui versanti del moralismo facile il richiamo alla necessità di fare il vuoto dentro di sé, per farsi ricolmare di beni dal Signore?

Del resto tutta quella turba di indigenti che affollano i testi biblici e che sono soccorsi da Dio e che gioiscono per liberazioni raggiunte, non ci dice forse che l'umiltà è la condizione indispensabile perché le speranze di salvezza si tramutino in realtà?

Mi apri una strada



La tua Parola, che sta nel principio, radice di ogni intelligenza, la stessa Parola che si è fatta carne, o Padre, sia la nostra unica Legge lungo il cammino: rendici aperti al suo misterioso splendore quale luce di tutti gli esseri, attenti al suo agire incessante nelle vicende della nostra storia e in ogni singolo uomo
che sia assetato di verità, di libertà
e di giustizia.
Davide Maria Turoldo 

La nascita della voce


«Giovanni sembra posto nel mezzo, quasi limite dei due Testamenti, dell'Antico e del Nuovo. Quello che ho detto, che in certo modo è il limite, lo afferma lo stesso Signore dicendo: «La Legge e i Profeti fino a Giovanni» (Lc 16,16). Impersona così l'Antico e annuncia il Nuovo. [...] La lingua di Zaccaria si scioglie perché nasce la voce; infatti a Giovanni che ormai annunziava il Signore, è chiesto: «Tu chi sei?» ed egli rispose: «Io sono voce di uno che grida nel deserto» (Gv 1,22-23). Giovanni era la voce, il Signore, invece, «in principio era la Parola» (Gv 1,1); Giovanni voce nel tempo, Cristo in principio Parola eterna. Togli la parola; che cos'è la voce? Se non ha nulla di comprensibile è soltanto rumore. La voce senza la parola colpisce l'orecchio, ma non edifica il cuore [...] E poiché è difficile distinguere la parola dalla voce, anche Giovanni fu creduto Cristo. La voce fu creduta parola, ma la voce confessò chi era per non recar danno alla Parola. Disse: «Io non sono il Cristo, né Elia, ne un profeta» (Gv 1,20-22). Gli fu chiesto: «Dunque chi sei?». Disse: «Io sono la voce di uno che grida nel deserto: preparate la via al Signore» (Gv 1,23). «Voce di uno che grida nel deserto», voce di uno che spezza il silenzio. «Preparate la via al Signore»; è come se dicesse: «Per questo grido, per introdurre lui, [il Signore,] nel cuore, ma non accetta di venire laddove io voglio farlo entrare se non gli preparate una via». Che cosa vuol dire «preparate la via», se non: «innalzate suppliche degne?». Che cosa vuol dire «preparate la via», se non «siate umili nei vostri pensieri?». Da lui stesso prendete esempio di umiltà. È ritenuto il Cristo, dice di non essere ciò che è creduto e non sfrutta l'errore altrui per la propria gloria [...] Si umiliò, vide dove stava la sua salvezza: comprese di essere una lampada ed ebbe timore perché non venisse spenta dal vento della superbia».

(AGOSTINO, Discorso 293, 2-3, in Opere di Sant'Agostino, Discorsi 5, pp. 224-226).


Preghiera


Mi sorprende anche quest'anno la tua promessa, Signore: mentre sono in cammino con la Chiesa, per prepararmi al Natale, sentire che sei tu ad aprirmi una strada per la conversione.

Mi apri una strada raggiungendomi con la tua Parola: mentre io la ascolto spesso stancamente e senza entusiasmo, tu mi ricordi che l'incontro con essa è più forte della potenza degli imperi e dei grandi di questo mondo e che trasforma anche la mia vita in storia di salvezza. Insegnami ad ascoltare, insegnami il silenzio.

Mi apri una strada promettendo di abbattere monti e colmare valli. Se non fosse perché lo dici tu, sarei tentato di pensare che si tratti per me di una battaglia persa in partenza: che io non smetta, Signore, di lottare contro le montagne dell'orgoglio, dell'ira, dei vizi e non mi spaventi per le lacune della mia risposta poco generosa.

Mi apri una strada indicandomi i tanti deserti che trovo intorno a me e gli spazi vuoti che la nostra carità non sa mai colmare: che io possa, Signore, fare la mia parte, senza scoraggiarmi per il tanto che non posso e non so fare.

VANGELO- Mt 9:27-31-Insegnaci il silenzio






VANGELO (Mt 9,27-31)
Gesù guarisce due ciechi che credono in lui.

+ Dal Vangelo secondo Matteo

In quel tempo, mentre Gesù si allontanava, due ciechi lo seguirono
gridando: «Figlio di Davide
, abbi pietà di noi!».
Entrato
in casa, i ciechi gli si avvicinarono e Gesù disse loro: «Credete che io possa fare questo?». Gli risposero: «Sì, o Signore!
».
Allora toccò loro gli occhi e disse: «
Avvenga per voi secondo la vostra fede». E si aprirono loro gli occhi. Quindi Gesù li ammonì dicendo: «Badate che nessuno lo sappia!». Ma essi, appena usciti, ne diffusero la notizia in tutta quella regione.

Parola del Signore


In questo “segno” che Gesù compie è descritta una PROGRESSIONE di FEDE. All’inizio i due personaggi che non ci vedono chiamano Gesù “Figlio di Davide”. Ma Gesù è il Figlio di Dio. Quindi c’è una comprensione del messianismo di Gesù colto soltanto dal punto di vista politico e sociale. Qui Matteo continua a sviluppare il tema del cammino della fede che ci porta a liberarci dalle nostre precomprensioni e dai nostri pregiudizi nei confronti di Dio. Egli ci descrive con questa scena come essa sia in costante evoluzione. Quindi c’è il grido (bello il commento di questo grido riportato nella Lampada).
Poi viene detto che Gesù entra in casa, entra in un contesto protetto, fuori dagli sguardi indiscreti del sinedrio, degli scribi e farisei che avrebbero avuto certamente da ridire a riguardo di questa guarigione.
Ed ecco la domanda importante: «Credete che io possa fare questo?».
E la risposta diventa molto più eloquente: «Sì, o Signore!».
Siamo di fronte ad un avanzamento della fede. E si aprirono loro gli occhi.
Gesù è colto come “il Signore!”, non più come figlio di Davide, ma come Figlio di Dio, del Dio vivente. E’ una risposta a qualcosa che innanzitutto viene donata e che attende di essere accolta. E’ questa la grazia, la vita di Dio in noi. E Gesù dice: «Avvenga per voi secondo la vostra fede».
Prego perché il mio cuore sia disposto a mettersi in discussione e ad aprirsi all’amore gratuito, senza fermarsi in calcoli o ripiegamenti, per arrivare ad una pienezza di confidenza, di intimità con il Signore.
«Badate che nessuno lo sappia!». Questa frase sappiamo che è detta perchè non si fraintenda il messaggio di Gesù. (E’ il cosiddetto ‘segreto messianico’)
Cari saluti. Sr. Ivana



Questa preghiera a Maria per tutti noi perchè ci guidi in questo Avvento

Chi fa la volontà del Padre mio, entrerà nel regno dei cieli Mt 7,21.24-27)




VANGELO (Mt 7,21.24-27) Chi fa la volontà del Padre mio, entrerà nel regno dei cieli.

+ Dal Vangelo secondo Matteo

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Non chiunque mi dice: “Signore, Signore”, entrerà nel regno dei cieli, ma colui che fa la volontà del Padre mio che è nei cieli.
Perciò chiunque ascolta queste mie parole e le mette in pratica, sarà simile a un uomo saggio, che ha costruito la sua casa sulla roccia. Cadde la pioggia, strariparono i fiumi, soffiarono i venti e si abbatterono su quella casa, ma essa non cadde, perché era fondata sulla roccia.
Chiunque ascolta queste mie parole e non le mette in pratica, sarà simile a un uomo stolto, che ha costruito la sua casa sulla sabbia. Cadde la pioggia, strariparono i fiumi, soffiarono i venti e si abbatterono su quella casa, ed essa cadde e la sua rovina fu grande».

Parola del Signore


Questo Vangelo ci viene offerto nel Tempo di Avvento che non è tanto TEMPO di ATTESA, nel senso che il Natale ha preceduto di molto questa pratica, infatti il Natale è molto più antico. E’ sicuramente un tempo propedeutico che la Chiesa ci dà per fare un cammino. Ma questo tempo potrebbe essere chiamato piuttosto, secondo il Vangelo di oggi, TEMPO DELLA COSTRUZIONE. Si costruisce sulla Pietra Angolare che è Cristo, si costruisce la grande gettata in cemento armato, per fare delle fondamenta molto solide alla casa. Quindi è un’attesa celebrando Cristo presente nella sua realtà.


Perciò è un celebrare tutte le possibilità di bene che Dio ci offre per poter vivere appieno la nostra vita. Allora facciamo attenzione: è un tempo da prendere al volo: non facciamoci sfuggire le occasioni, le possibilità di bene che ci vengono offerte oggi. E’ il tempo di Dio quindi è il tempo opportuno da prendere al volo, perché non è mai domani il bene da fare. Il bene da fare è sempre oggi.

Altrimenti ieri il Vangelo ci diceva che si può andare in ‘crisi’ senza di Lui; oggi ci dice la stessa cosa se manchiamo di fondamento.


Il Fondamento si costruisce un po’ alla volta cercando di verificare sempre il senso della mia esistenza. E non sono parole retoriche perché chi di noi non ha passato dei momenti in cui deve ricapitolare a se stesso la sua esistenza: qual è la cosa più importante della mia vita?

Bene, su questa "opzione fondamentale" io impegno la mia fedeltà. Così si cresce e si diventa adulti nella fede, cercando di confermare le scelte di vita, nel mio oggi quotidiano. Esse mi porteranno a Colui che è l’Autore della Vita. Posso costruire vita ogni giorno, orme di dono e di salvezza attorno a me finchè arriviamo a Betlemme, da Colui che è la vita.

Cari saluti. Sr. Ivana

martedì 24 gennaio 2012

Lc 6,12-19

+ Dal Vangelo secondo Luca

In quei giorni, Gesù se ne andò sul monte a pregare e passò tutta la notte pregando Dio. Quando fu giorno, chiamò a sé i suoi discepoli e ne scelse dodici, ai quali diede anche il nome di apostoli: Simone, al quale diede anche il nome di Pietro; Andrea, suo fratello; Giacomo, Giovanni, Filippo, Bartolomeo, Matteo, Tommaso; Giacomo, figlio di Alfeo; Simone, detto Zelota; Giuda, figlio di Giacomo; e Giuda Iscariota, che divenne il traditore.
Disceso con loro, si fermò in un luogo pianeggiante. C’era gran folla di suoi discepoli e gran moltitudine di gente da tutta la Giudea, da Gerusalemme e dal litorale di Tiro e di Sidòne, che erano venuti per ascoltarlo ed essere guariti dalle loro malattie; anche quelli che erano tormentati da spiriti impuri venivano guariti. Tutta la folla cercava di toccarlo, perché da lui usciva una forza che guariva tutti.

Parola del Signore
Oggi il Vangelo della chiamata mi interpella. E prego per tutti i giovani che stannocercando o decidendo per un posto nella vita, nella società, nella chiesa.
Sappiamo che, descrivendo la scelta dei 12 apostoli, i quattro evangelisti hanno come riferimento il grande legislatore Mosè. Ma qui c'è un legislatore più grande del primo, che sale sul 'monte' che indica la presenza di Dio. Su questo monte passa l'intera notte a pregare. La preghiera è l'elemento permanente nell'esperienza di Gesù. Poi sceglie dei discepoli che offrano a Lui mente, cuore, forze, sensibilità... Attorno a questi, fonda la sua comunità, la Chiesa.
Dopo aver eletto e fondato, comincia ad annunciare:
erano venuti per ascoltarlo;
e ad operare:
da lui usciva una forza che guariva tutti.
Allora noi, suoi discepoli, siamochiamati non solo a testimoniare il Suo rapporto con il Padre,
ma anche il Suo fare.
Seguiamo in tutto le impronte del nostro maestro!
Il nostro andare non sarà infruttuoso perchè fatto per il Signore.