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mercoledì 25 gennaio 2012

Natale è un evento che dà forza alla mia vita







E’ un testo pasquale che ci propone il Tempo liturgico del Natale. Le nostre chiese sorelle orientali chiamano il Natale ‘pasqua del natale di nostro Signore’ e nelle loro icone della natività rappresentano la culla come un sepolcro e le fasce bianche che avvolgono Gesù: tutti simboli della resurrezione già presenti nella natività. Infatti è la Pasqua che illunina anche l’evento del Natale.


Il primo giorno della settimana, è detto nel testo evangelico, cioè siamo nel mattino della domenica di Pasqua e l’evangelista Giovanni fa una differenza tra Maria, la Madre di Gesù e Maria di Magdala.
La Madre di Gesù nei testi di Giovanni appare sotto la croce e poi non se ne parla più, perché ormai Lei segue il Vivente, che ha donato il suo Spirito; ‘emise lo spirito’ significa appunto non la morte ma il dono della vita alla sua Chiesa.
Invece Maria di Magdala è ancora in cerca di un cadavere, di un morto per imbalsamarlo, di mettere gli unguenti d’uso alla salma di Gesù.
Il Signore che seguo è veramente il Vivente, è colui che dà vita alla mia esistenza? che dà vita alla mia storia, così com'è?
Se il Natale è un evento che dà forza alla mia vita, allora lo sto vivendo. Le letture dell'Avvento alcune volte parlavano di 'ricuperare le forze', 'ridare forza allo sfiduciato'.
"Allora entrò anche l’altro discepolo, che era giunto per primo al sepolcro, e vide e credette". Questo verbo "credette" è espresso nella forma originale in un tempo che continua... che tradotto per noi può significare e cominciò a credere". L'adesione personale a Dio prevede un cammino, c'è un "cominciare" a credere, a seguire.
L'uomo comincia a credere, comincia a muoversi in questa realtà tenebrosa che è la morte, la sofferenza, l'indigenza, la nostalgia dell'Essere. Poi comincia a dare il suo assenso, molto timido, al Signore, a mettersi nel discepolato. Quante volte ci moviamo ancora dentro il nostro sepolcro... Non crediamoci dei credenti 'arrivati', ma muoviamo degli umili passi verso il Risorto! Lasciamoci condurre dallo Spirito per seguire Colui che è il Vivente.
Allora l'augurio che ancora ci scambiamo, mentre leggiamo queste cose di Dio, è che la Vergine Santa ci aiuti a vivere questo Tempo di Natale con tutta la forza e la luce che illumina la nostra esistenza.
Cari saluti. Sr. Ivana

Gesù opera per restituire a ciascuno di noi la capacità di servire -Mc 1,29-39

Gesù guarì molti che erano afflitti da varie malattie.

+ Dal Vangelo secondo Marco (Mc 1,29-39)


In quel tempo, Gesù, uscito dalla sinagoga, subito andò nella casa di Simone e Andrea, in compagnia di Giacomo e Giovanni. La suocera di Simone era a letto con la febbre e subito gli parlarono di lei. Egli si avvicinò e la fece alzare prendendola per mano; la febbre la lasciò ed ella li serviva.
Venuta la sera, dopo il tramonto del sole, gli portavano tutti i malati e gli indemoniati. Tutta la città era riunita davanti alla porta. Guarì molti che erano affetti da varie malattie e scacciò molti demòni; ma non permetteva ai demòni di parlare, perché lo conoscevano.
Al mattino presto si alzò quando ancora era buio e, uscito, si ritirò in un luogo deserto, e là pregava. Ma Simone e quelli che erano con lui, si misero sulle sue tracce. Lo trovarono e gli dissero: «Tutti ti cercano!». Egli disse loro: «Andiamocene altrove, nei villaggi vicini, perché io predichi anche là; per questo infatti sono venuto!».
E andò per tutta la Galilea, predicando nelle loro sinagoghe e scacciando i demòni.
+ la descrizione di alcuni demoni
(Il demone dell'orgoglio )
Il demone dell'orgoglio


Il demone dell' orgoglio spinge l'anima tanto da farla cadere dalla cima più elevata, la convince a non riconoscere Dio come aiuto, ma a credere che sia lei stessa la causa delle proprie buone azioni e la spinge a guardare i fratelli dall' alto in basso, come se fossero ignoranti e sciocchi. Dopo l'orgoglio vengono l'ira e la tristezza, poi, come male estremo, il turbamento dello spirito, la pazzia e le visioni di un gran numero di demoni sospesi nell' aria.24

L'orgoglio è anche il più pericoloso dei vizi: l'orgoglioso si ritiene Dio e nega, quindi, la propria umanità: ciò lo conduce lontano dalla realtà, in un mondo apparente, nel quale si gonfia sempre di più, per finire nella confusione spirituale. L'orgoglio è ciò che C.G. Jung definisce "inflazione": ci si gonfia con contenuti dell' inconscio e così si perde sempre di più il senso della realtà; si pensa di essere un grande riformatore, un profeta o un santo. Si negano le proprie ombre e si viene invasi dal proprio inconscio senza accorgersene. Secondo Jung, tale atteggiamento conduce alla perdita dell' equilibrio interiore, alla dissoluzione della personalità.25 In tal modo è appropriato parlare di demoni, quando si tratta del pericolo dell' orgoglio, perché l'orgoglioso cade del tutto in potere di tali demoni e, identificandosi con gli archetipi dell'inconscio, viene posseduto in piena regola. Per questo motivo, proprio in relazione all'orgoglio i monaci parlano di confusione o addirittura di perdita dello spirito.26

Gli otto vizi e i demoni corrispondenti mettono in pericolo l'uomo in modo crescente. Mentre le tre pulsioni fondamentali sono relativamente facili da tenere a bada, è oggettivamente più difficile con i tre stati d'animo. Da un uomo adulto ci si aspetta che domini le pulsioni fondamentali tanto da non danneggiare la propria personalità. Certo, qui si dà un più o un meno. Dato che le pulsioni svolgono una funzione positiva, non si tratta di annullarle, ma piuttosto di integrarle in maniera ordinata. Nel confronto con i tre stati d'animo, tuttavia, si tratta di integrare la propria ombra. All'inizio si devono ammettere le esigenze e i desideri, perché, in quanto emozioni negative, non arrivino a occupare l'anima sottraendosi a ogni controllo. Poi, nella lotta contro la tristezza e l'apatia, ne va in realtà del confronto con l'inconscio, ma soprattutto dell'integrazione dell' anima, della parte femminile dell' anima che, quando viene rimossa, nell'uomo si manifesta sotto forma di cattivo umore. Sia secondo Jung che secondo Evagrio, questo confronto si compie quando si è a metà della vita e si presenta oggettivamente più difficile del dominio delle pulsioni. Nella battaglia contro la vanagloria e contro l'orgoglio ne va della sincerità verso se stessi e della relazione a Dio. Se si usa la terminologia di Jung, si tratta della questione se l'Io fa posto al Sé, o se l'Io cerca di possedere i contenuti dell'inconscio e in questo modo di arricchirsi, o se si apre e si consegna al numinoso, che incontra soprattutto nell'archetipo di Dio.
Espressa nel linguaggio religioso, si tratta della questione se io voglio sfruttare Dio e gli uomini a mio vantaggio, o se voglio servire Dio e gli uomini, se sono pronto a lasciar andare i miei ideali e le mie immagini di Dio e a consegnarmi al vero Dio, ad affidarmi al suo amore.

24. Evagrius Ponticus, op. cit., PG 40, 14.
25, C.G. Jung, Gesammelte Werke, Bd. Il, Rascher, Zlirich 1963, p. 104 (C.G. Jung, Opere, vol. Il: Psicologia e religione, Boringhieri, Torino 1979); cfr. anche A. Orlin, Das Wesell des Stolzes, "Erbe und Auftrag", 55 (1979), pp. 365s.
26 Cfr. Apophtegma 37, in Apophtegmata patruml, cit.


(Tratto da: Anselm Grun - Per vincere il male - Ed. San Paolo, pagg. 51-53)
 Mi sembra tanto azzeccato questo commento di padre Lino Pedron perchè ci introduce un po' sulla lettura generale del Vangelo di Marco che leggeremo nel corso dell'anno.


Cari saluti- Sr. Ivana
Commento su Marco 1,29-39
padre Lino Pedron 
Mercoledì della I settimana del Tempo Ordinario (Anno I) (15/01/2003)
Vangelo: Mc 1,29-39   
La guarigione della suocera di Pietro ci presenta il miracolo del servizio. Può sembrare un miracolo insignificante. Ma i miracoli non sono spettacoli di potenza, ma segni della misericordia di Dio. In questo racconto la piccolezza del segno è tutta a vantaggio della grandezza del significato. Un miracolo più straordinario avrebbe attirato la nostra attenzione a scapito di ciò di cui è segno.
Con questo piccolissimo segno l'evangelista ci dà il significato di tutti i miracoli: sono delle guarigioni che Gesù opera per restituire a ciascuno di noi la capacità di servire, che è la nostra somiglianza con Dio.
Il miracolo che Gesù è venuto a compiere in terra è la capacità di amare, cioè di servire. Chi ama serve, serve gratuitamente, serve continuamente, serve tutti indistintamente.
Noi siamo raffigurati nella suocera di Pietro: incapaci di servire, costretti a farci servire o a servirci degli altri. Il contatto con Gesù ci rende come lui, che è venuto per servire (Mc 10,45).
Il servizio è la guarigione dalla febbre mortale dell'uomo: l'egoismo, che lo uccide come immagine di Dio che è amore. L'egoismo si esprime nel servirsi degli altri, che porta all'asservimento reciproco; l'amore si realizza nel servire, che porta alla libertà dell'altro. Solo nel servizio reciproco saremo tutti finalmente liberi: "Portate i pesi gli uni degli altri, così adempirete la legge di Cristo" (Gal 6,3).
Il fatto che Gesù non lascia parlare i demoni è un aspetto importante del vangelo. Egli vuol farci capire che una conoscenza di Dio, prima di vederlo in croce, è diabolica: non capiremmo né il nostro male né il suo amore. Sarebbe la solita presentazione di un Dio creato dalla nostra testa. Voltaire ha scritto: "Dio ha creato l'uomo a sua immagine, e l'uomo ha creato Dio a sua immagine".
La giornata tipo di Gesù si conclude con una preghiera notturna, che dà inizio alla nuova attività. Per lui la contemplazione è insieme termine e sorgente dell'azione, fine di ciò che ha fatto e principio di ciò che sta per fare.
L'uomo, fatto a immagine e somiglianza di Dio, è totalmente se stesso quando sta davanti a Dio. Per questo il fine di ogni apostolato è insegnare a stare davanti a Dio e a pregare il vero Dio nel modo giusto. Dal vero rapporto con Dio nasce di conseguenza il vero rapporto con sé, con gli altri e con le cose.
Il cristiano prega soprattutto per ringraziare Dio che gli dà tutto, per amarlo, per conoscerlo meglio e vivere così nella gioia, nell'amore e nella verità.
La preghiera non serve per ricevere qualcosa, ma per diventare Qualcuno: per diventare come il Dio che preghiamo, per essere perfetti come è perfetto il Padre nostro che è nei cieli (cfr Mt 5,48).
La preghiera è il punto di arrivo di ogni realtà cristiana perché è l'approdo in Dio.
"Andiamocene altrove". L'entusiasmo delle folle e la popolarità condizionano l'agire umano e impediscono la vera libertà. Chi vuole a tutti i costi suscitare applausi non riesce ad evitare i compromessi.
Gesù scarta le immagini false che la gente si fa del suo ruolo di guaritore. Egli taglia corto riguardo all'entusiasmo popolare.
Proprio perché Gesù sa sottrarsi ai primi frutti della sua missione, questa può estendersi per tutta la Galilea.






 

Come uno che ha autorità'-Mc 1,21-28




Dal Vangelo secondo Marco (Mc 1,21-28)
Gesù insegnava come uno che ha autorità


In quel tempo, Gesù, entrato di sabato nella sinagoga, [a Cafarnao,] insegnava. Ed erano stupìti del suo insegnamento: egli infatti insegnava loro come uno che ha autorità, e non come gli scribi.
Ed ecco, nella loro sinagoga vi era un uomo posseduto da uno spirito impuro e cominciò a gridare, dicendo: «Che vuoi da noi, Gesù Nazareno? Sei venuto a rovinarci? Io so chi tu sei: il santo di Dio!». E Gesù gli ordinò severamente: «Taci! Esci da lui!». E lo spirito impuro, straziandolo e gridando forte, uscì da lui.
Tutti furono presi da timore, tanto che si chiedevano a vicenda: «Che è mai questo? Un insegnamento nuovo, dato con autorità. Comanda persino agli spiriti impuri e gli obbediscono!».
La sua fama si diffuse subito dovunque, in tutta la regione della Galilea.

Parola del Signore


Una premessa di tipo culturale nel linguaggio evangelico è che bisogna intuire il senso del termine ‘demonio’ in S. Marco, infatti egli ha ben 5 tipi di ‘demoni’nei suoi riferimenti. Tutti i Vangeli sono stati scritti in greco, invece l’Antico Testamento era scritto in ebraico. Quando S. Girolamo è andato a Gerusalemme, mandato dal Papa Damaso, per tradurre la Bibbia in latino, la ‘Vulgata’, si scontrò con dei termini veramente difficili, per esempio tutti i nomi del mondo della mitologia (sirene, centauri, arpie…) S. Girolamo ha tradotto questo universo di nomi con ‘deimos’, da cui ci deriva ‘demonio’, ma si intuisce che con questo termine egli significava una miriade di ‘oggetti’ legati a questi miti, a questi animali mitologici, a queste entità.

In questo caso, siamo a Cafarnao, che sarà il domicilio di Gesù; era una enorme città, posta al crocevia tra il nord e il sud e collegava la Siria con l’Egitto;ospitava pure una legione romana. Era quindi un posto di grande passaggio. Ecco perché Gesù va proprio lì a predicare, ad annunciare il Vangelo. Va nella sinagoga (termine che significa ‘convocare insieme’, che era il loro luogo di culto. E comincia ad insegnare ‘come uno che ha autorità’, e non come i loro scribi. Perché gli scribi insegnavano unicamente ripetendo a memoria i concetti degli antichi rabbini, e li citavano per nome. Invece Gesù insegna una cosa nuova. Ed ecco che emerge fuori questo ‘demonio’ che è dentro alla sinagoga, ma è detto ‘nella loro sinagoga’:

Ed ecco, nella loro sinagoga vi era un uomo posseduto da uno spirito impuro.

Nella loro….il luogo di culto di prima.

E si chiedevano: Sei venuto a rovinarci? – Chi è che si sente minacciato?

Chi è questo demone? E' il culto ebraico, i sommi sacerdoti, gli scribi, i farisei… che si sentono minacciati da questa dottrina che Gesù sta impartendo. Allora non è un demonio come noi lo intendiamo, ma il ‘demonio’ è tutto ciò che si oppone a questa nuova dottrina. E’ la parte religiosa refrattaria al nuovo insegnamento di Gesù, questo è il ‘demonio’ in questo caso, è la parte religiosa del tempo. Non è una realtà che subentra, ma una resistenza che avviene nel cammino verso Dio refrattario al messaggio nuovo che Gesù sta portando: non più l’obbedienza alla legge, ma l’obbedienza all’Amore del Padre.

Questa proposta sconvolge il sinedrio, sconvolge l’istituzione religiosa. ‘Che centri con noi, perché vieni a rovinarci'?- Per Gesù non sarà stato facile: andava ad intaccare la loro mentalità.


Se raccolgo l’insegnamento: “come uno che ha autorità” viene spontaneo pensare all’avvertimento: “attenzione ai falsi maestri”.

Essi possono essere esterni, ma molto spesso possono essere gli interni. Il falso maestro per eccellenza dall’interno è l’autocentralismo, è il fatto di diventare noi metro di misura delle cose. Questo è il peggiore demonio che ci possa essere perché non sono più disposta ad uscire da me stessa, per confrontarmi, per dialogare, per ascoltare, ma il metro di misura sono io, che decreto ciò che è bene e ciò che è male. Questo demonio bisogna saper dominare, riconoscere, gestire! Se io mi pongo in cammino con il Signore, cerco di allontanare questa tendenza che abbiamo connaturale che è il nostro narcisismo. Questo tipo di demoni sono molto pericolosi perché ci fanno estranei a noi stessi.

Voglia il Signore che noi siamo coscienti di quello che noi siamo, che rinasciamo sempre da acqua e Spirito e ci mettiamo sempre alla sequela di Gesù che ha sempre cose nuove da dirci.

Cari saluti. Sr. Ivana

Rendete diritta la via del Signore-Gv 1,19-28

Dopo di me verrà uno che è prima di me.

+ Dal Vangelo secondo Giovanni (Gv 1,19-28)

Questa è la testimonianza di Giovanni, quando i Giudei gli inviarono da Gerusalemme sacerdoti e levìti a interrogarlo: «Tu, chi sei?». Egli confessò e non negò. Confessò: «Io non sono il Cristo». Allora gli chiesero: «Chi sei, dunque? Sei tu Elìa?». «Non lo sono», disse. «Sei tu il profeta?». «No», rispose. Gli dissero allora: «Chi sei? Perché possiamo dare una risposta a coloro che ci hanno mandato. Che cosa dici di te stesso?». Rispose: «Io sono voce di uno che grida nel deserto:
Rendete diritta la via del Signore, come disse il profeta Isaìa».
Quelli che erano stati inviati venivano dai farisei. Essi lo interrogarono e gli dissero: «Perché dunque tu battezzi, se non sei il Cristo, né Elìa, né il profeta?». Giovanni rispose loro: «Io battezzo nell’acqua. In mezzo a voi sta uno che voi non conoscete, colui che viene dopo di me: a lui io non sono degno di slegare il laccio del sandalo».
Questo avvenne in Betània, al di là del Giordano, dove Giovanni stava battezzando.

Parola del Signore



Innanzitutto di fronte a questo vangelo mi sono chiesta: “Come mai ancora il discorso sulla figura del Battista che più volte abbiamo incontrato prima del Natale? Poi ho visto il contesto: si tratta del secondo pezzo del Prologo di S. Giovanni, per cui è un contesto importantissimo e viene descritta la funzione del Battista.


Sappiamo che a Gerusalemme nessuna cosa della vita cultuale poteva essere fatta senza il permesso, il timbro dei sacerdoti, dei leviti, degli scribi e farisei. Quindi qualunque cosa uscisse da questa ottica era vista con enorme sospetto. Ecco perchè mandano al Battista una delegazione per sapere perché battezzava senza avere l’autorizzazione da parte delle autorità religiose del tempo. Erano appunto i sacerdoti, la casta più alta di discendenza di Aronne; poi i leviti della tribù di Levi che avevano la funzione di sorvegliare nel tempio per cui avevano la funzione di arrestare il Battista anche.


La domanda importante «Tu, chi sei?».

· Egli confessò e non negò. Confessò: «Io non sono il Cristo» 5 parole

“Non sono” – Viene in mente “Io sono Colui che sono” Era la formula della presentazione di Iahvè nell’Antico Testamento.

· «Chi sei, dunque? Sei tu Elìa?»

«Non lo sono» 3 parole

Elia era visto come quello che avrebbe preparato la via al Messia. C’èra quella comprensione che quando il Messia sarebbe arrivato sarebbe stato preceduto da Elia, quindi se fosse stato tale personaggio significava che era giunto il tempo messianico.

· «Sei tu il profeta?» Si pensava in particolare a Geremia, ma il Battista rispose in modo repertorio: «No» 1 parola


Ed esse, queste caste, tirano un respiro di sollievo perchè se fosse veramente arrivato il Messia, o Elia, o un profeta voleva dire che la classe sacerdotale sarebbe stata abolita, poichè il Messia avrebbe fatto a meno di ministri, di addetti al culto, quindi essi avrebbero potuto ancora esercitare la loro funzione che non era certo di servizio al popolo, bensì di oppressione con le loro leggi inventare unicamente dagli uomini, come dirà S. Paolo.

«Chi sei? Perché possiamo dare una risposta a coloro che ci hanno mandato. Che cosa dici di te stesso?»

E la risposta molto forte e significativa:


«Io sono voce di uno che grida nel deserto: Rendete diritta la via del Signore, come disse il profeta Isaìa».


Ma Isaia non dice così, egli dice: “Preparate la via del Signore”!


E’ diverso perché Isaia aveva tutto un lavoro da fare: preparare

Ma a rendere distorta questa via è proprio la classe del sinedrio del tempo, sono proprio queste autorità che, anziché rendere facile il culto al Signore e rendere il rapporto con Dio disponibile ed immediato, lo hanno complicato.


Il rapporto con Dio non va complicato, va semplificato. “Vi lascio un comandamento nuovo: che vi amiate…”


L’altro discepolo corse più veloce di Pietro e giunse per primo al sepolcro.Gv 20,2-8



+ Dal Vangelo secondo Giovanni (Gv 20,2-8)

L’altro discepolo corse più veloce di Pietro e giunse per primo al sepolcro.

Il primo giorno della settimana, Maria di Màgdala corse e andò da Simon Pietro e dall’altro discepolo, quello che Gesù amava, e disse loro: «Hanno portato via il Signore dal sepolcro e non sappiamo dove l’hanno posto!».
Pietro allora uscì insieme all’altro discepolo e si recarono al sepolcro. Correvano insieme tutti e due, ma l’altro discepolo corse più veloce di Pietro e giunse per primo al sepolcro. Si chinò, vide i teli posati là, ma non entrò.
Giunse intanto anche Simon Pietro, che lo seguiva, ed entrò nel sepolcro e osservò i teli posati là, e il sudario – che era stato sul suo capo – non posato là con i teli, ma avvolto in un luogo a parte.
Allora entrò anche l’altro discepolo, che era giunto per primo al sepolcro, e vide e credette.

Parola del Signore


E’ un testo pasquale che ci propone il Tempo liturgico del Natale. Le nostre chiese sorelle orientali chiamano il Natale ‘pasqua del natale di nostro Signore’ e nelle loro icone della natività rappresentano la culla come un sepolcro e le fasce bianche che avvolgono Gesù: tutti simboli della resurrezione già presenti nella natività. Infatti è la Pasqua che illunina anche l’evento del Natale.





Il primo giorno della settimana, è detto nel testo evangelico, cioè siamo nel mattino della domenica di Pasqua e l’evangelista Giovanni fa una differenza tra Maria, la Madre di Gesù e Maria di Magdala.

La Madre di Gesù nei testi di Giovanni appare sotto la croce e poi non se ne parla più, perché ormai Lei segue il Vivente, che ha donato il suo Spirito; ‘emise lo spirito’ significa appunto non la morte ma il dono della vita alla sua Chiesa.


Invece Maria di Magdala è ancora in cerca di un cadavere, di un morto per imbalsamarlo, di mettere gli unguenti d’uso alla salma di Gesù.


Il Signore che seguo è veramente il Vivente, è colui che dà vita alla mia esistenza? che dà vita alla mia storia, così com'è?


Se il Natale è un evento che dà forza alla mia vita, allora lo sto vivendo. Le letture dell'Avvento alcune volte parlavano di 'ricuperare le forze', 'ridare forza allo sfiduciato'.


Allora l'augurio che ancora ci scambiamo, mentre leggiamo queste cose di Dio, è che la Vergine Santa ci aiuti a vivere questo Tempo di Natale con tutta la forza e la luce che illumina la nostra esistenza.

Cari saluti. Sr. Ivana

Senza l' ascolto, la parola diventa muta-Lc 1,5-25

La nascita di Giovanni Battista è annunciata dall’angelo.
+ Dal Vangelo (Lc 1,5-25)
Al tempo di Erode, re della Giudea, vi era un sacerdote di nome Zaccarìa, della classe di Abìa, che aveva in moglie una discendente di Aronne, di nome Elisabetta. Ambedue erano giusti davanti a Dio e osservavano irreprensibili tutte le leggi e le prescrizioni del Signore. Essi non avevano figli, perché Elisabetta era sterile e tutti e due erano avanti negli anni.
Avvenne che, mentre Zaccarìa svolgeva le sue funzioni sacerdotali davanti al Signore durante il turno della sua classe, gli toccò in sorte, secondo l’usanza del servizio sacerdotale, di entrare nel tempio del Signore per fare l’offerta dell’incenso.
Fuori, tutta l’assemblea del popolo stava pregando nell’ora dell’incenso. Apparve a lui un angelo del Signore, ritto alla destra dell’altare dell’incenso. Quando lo vide, Zaccarìa si turbò e fu preso da timore. Ma l’angelo gli disse: «Non temere, Zaccarìa, la tua preghiera è stata esaudita e tua moglie Elisabetta ti darà un figlio, e tu lo chiamerai Giovanni. Avrai gioia ed esultanza, e molti si rallegreranno della sua nascita, perché egli sarà grande davanti al Signore; non berrà vino né bevande inebrianti, sarà colmato di Spirito Santo fin dal seno di sua madre e ricondurrà molti figli d’Israele al Signore loro Dio. Egli camminerà innanzi a lui con lo spirito e la potenza di Elìa, per ricondurre i cuori dei padri verso i figli e i ribelli alla saggezza dei giusti e preparare al Signore un popolo ben disposto».
Zaccarìa disse all’angelo: «Come potrò mai conoscere questo? Io sono vecchio e mia moglie è avanti negli anni». L’angelo gli rispose: «Io sono Gabriele, che sto dinanzi a Dio e sono stato mandato a parlarti e a portarti questo lieto annuncio. Ed ecco, tu sarai muto e non potrai parlare fino al giorno in cui queste cose avverranno, perché non hai creduto alle mie parole, che si compiranno a loro tempo».
Intanto il popolo stava in attesa di Zaccarìa, e si meravigliava per il suo indugiare nel tempio. Quando poi uscì e non poteva parlare loro, capirono che nel tempio aveva avuto una visione. Faceva loro dei cenni e restava muto.
Compiuti i giorni del suo servizio, tornò a casa. Dopo quei giorni Elisabetta, sua moglie, concepì e si tenne nascosta per cinque mesi e diceva: «Ecco che cosa ha fatto per me il Signore, nei giorni in cui si è degnato di togliere la mia vergogna fra gli uomini».

Parola del Signore


C’è uno schema delle “Annunciazioni” ben preciso, nel quale anche Luca si modella:

· Arriva un messaggero che in questo caso è l’angelo

· c’è il messaggio divino

· a cui fa seguito il turbamento della persona

· e poi l’accoglienza da parte di chi lo riceve

- E’ uno schema ben conosciuto che ci veniva dall’Antico Testamento ed è riportato nel Vangelo.

- Gabriele appare quando sono ‘finiti i tempi’ e ‘inizia un tempo nuovo’, ed abbiamo una nuova creazione di fatto, una nuova realtà che viene preannunciata da questo personaggio, Gabriele il cui nome significa “forza di Dio”.


Mentre Zaccaria dubita delle parole di questo messaggero, Maria invece accoglie e l’unica domanda è sul come avverrà questa proposta di Dio. E’ questa la differenza tra le due annunciazioni proposte dalla liturgia di oggi.

Si spiega che all’ufficio sacerdotale erano deputati ben 30.000 sacerdoti, trentamila, e dunque ognuno presiedeva solo una volta in vita il rito dell’incensazione (il rito dell’incenso).

C’erano due scatole, nella prima si sorteggiava il nome che poi veniva riposto nella seconda scatola e dunque passavano gli anni prima che ritornasse il proprio turno. Probabilmente mai più capitava. Quindi per Zaccaria è il momento più sacro,

nel luogo più sacro, il tempio,

nella città più sacra che è Gerusalemme.

Ma in questi luoghi sacri non è accolta la FORZA DI DIO.

Maria che è nascosta a Nazareth, un paese sconosciuto ai confini della geofrafia allora conosciuta, riesce ad avere l’acutezza di Spirito da accogliere la proposta del Signore.


Perché Zaccaria rimane muto?

Perché è sordo!


Quando una persona rimane sorda, si isola da tutto il resto.

Se vogliamo essere annunciatori per noi stessi e poi per gli altri, dobbiamo saper ascoltare Iddio che parla. Senza questo ascolto, la parola diventa muta, diventa insignificante, diventa vuota, diventa un panegirico ma senza cogliere l’essenza.


Chiedo al Signore un cuore capace di ascoltare, di portare dentro di me il messaggio di Dio che ogni giorno riceviamo per avere poi la forza di annunciare a quanti incontro questa STORIA NUOVA che viene da Dio.

Dio copre le distanze tra Lui e noi, le avvolge dentro ciascuno di noi per comunicarci i Suoi messaggi di Amore.


Cari saluti. Sr. Ivana

Le speranze di salvezza si tramutano in realtà







Seconda lettura: 1 Tessalonicesi 5,16-24
  Fratelli, siate sempre lieti, pregate ininterrottamente, in ogni cosa rendete grazie: questa infatti è volontà di Dio in Cristo Gesù verso di voi. Non spegnete lo Spirito, non disprezzate le profezie. Vagliate ogni cosa e tenete ciò che è buono. Astenetevi da ogni specie di male. Il Dio della pace vi santifichi interamente, e tutta la vostra persona, spirito, anima e corpo, si conservi irreprensibile per la venuta del Signore nostro Gesù Cristo. Degno di fede è colui che vi chiama: egli farà tutto questo!


Questo è un tratto di commento che prendo dalla Lectio del Monastero Sacro Cuore. E' un commento che nella sua essenza ho sentito altre volte, ma non così efficacemente esposto. Letizia e letame hanno una radice in comune: se parliamo di vera umiltà (il contadino capisce bene quanto è importante il letame) se parliamo di vera umiltà abbiamo esperimentato che viene proprio dal fondo di noi, dal nostro cuore, lì dove lui -il cuore- cerca Dio.

Cari saluti. Sr. Ivana

Umiltà

Qualche finezza etimologica non guasta. E allora è utile capire che la parola letizia ha la stessa radice di letame.
II verbo latino laetare, infatti, significa fecondare, concimare, rendere fertile. Letame è, appunto, lo strame che rende ubertosa la terra. E letizia è quel sentimento di ricchezza interiore che deriva dal rigoglio spirituale. Così come lieto è un aggettivo il cui significato originario è fecondo, cioè fertile, rigoglioso.
Sembra fuori posto osservare che certi messaggi del cielo si insinuano perfino nelle radici delle parole?
E appare davvero esibizione di bravura far notare che, se nei versetti dei salmi si dice «ascoltino gli umili e si rallegrino», l'abbinamento tra umiltà (espressa dal letame) e letizia non è proprio puramente casuale?
E può definirsi esercitazione sterile quella che sottolinea le tante connessioni tra i poveri e il lieto annunzio che viene ad essi portato?
E può essere giudicato fuori tema il riferimento a Maria, protagonista silenziosa, la quale ha dato la spiegazione di tanta esultanza in Dio suo salvatore proprio nell'umiltà della sua serva? (Lc 1, 47.48).
Ed è indugio sui versanti del moralismo facile il richiamo alla necessità di fare il vuoto dentro di sé, per farsi ricolmare di beni dal Signore?
Del resto tutta quella turba di indigenti che affollano i testi biblici e che sono soccorsi da Dio e che gioiscono per liberazioni raggiunte, non ci dice forse che l'umiltà è la condizione indispensabile perché le speranze di salvezza si tramutino in realtà?

Gettata in cemento armato -Mt 7,21.24-27




VANGELO (Mt 7,21.24-27) Chi fa la volontà del Padre mio, entrerà nel regno dei cieli.

+ Dal Vangelo secondo Matteo

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Non chiunque mi dice: “Signore, Signore”, entrerà nel regno dei cieli, ma colui che fa la volontà del Padre mio che è nei cieli.
Perciò chiunque ascolta queste mie parole e le mette in pratica, sarà simile a un uomo saggio, che ha costruito la sua casa sulla roccia. Cadde la pioggia, strariparono i fiumi, soffiarono i venti e si abbatterono su quella casa, ma essa non cadde, perché era fondata sulla roccia.
Chiunque ascolta queste mie parole e non le mette in pratica, sarà simile a un uomo stolto, che ha costruito la sua casa sulla sabbia. Cadde la pioggia, strariparono i fiumi, soffiarono i venti e si abbatterono su quella casa, ed essa cadde e la sua rovina fu grande».

Parola del Signore


Questo Vangelo ci viene offerto nel Tempo di Avvento che non è tanto TEMPO di ATTESA, nel senso che il Natale ha preceduto di molto questa pratica, infatti il Natale è molto più antico. E’ sicuramente un tempo propedeutico che la Chiesa ci dà per fare un cammino. Ma questo tempo potrebbe essere chiamato piuttosto, secondo il Vangelo di oggi, TEMPO DELLA COSTRUZIONE. Si costruisce sulla Pietra Angolare che è Cristo, si costruisce la grande gettata in cemento armato, per fare delle fondamenta molto solide alla casa. Quindi è un’attesa celebrando Cristo presente nella sua realtà.


Perciò è un celebrare tutte le possibilità di bene che Dio ci offre per poter vivere appieno la nostra vita. Allora facciamo attenzione: è un tempo da prendere al volo: non facciamoci sfuggire le occasioni, le possibilità di bene che ci vengono offerte oggi. E’ il tempo di Dio quindi è il tempo opportuno da prendere al volo, perché non è mai domani il bene da fare. Il bene da fare è sempre oggi.

Altrimenti ieri il Vangelo ci diceva che si può andare in ‘crisi’ senza di Lui; oggi ci dice la stessa cosa se manchiamo di fondamento.


Il Fondamento si costruisce un po’ alla volta cercando di verificare sempre il senso della mia esistenza. E non sono parole retoriche perché chi di noi non ha passato dei momenti in cui deve ricapitolare a se stesso la sua esistenza: qual è la cosa più importante della mia vita?

Bene, su questa "opzione fondamentale" io impegno la mia fedeltà. Così si cresce e si diventa adulti nella fede, cercando di confermare le scelte di vita, nel mio oggi quotidiano. Esse mi porteranno a Colui che è l’Autore della Vita. Posso costruire vita ogni giorno, orme di dono e di salvezza attorno a me finchè arriviamo a Betlemme, da Colui che è la vita.

Cari saluti. Sr. Ivana

Lasciarono le reti e lo seguirono -Mt 4,18-22




VANGELO (Mt 4,18-22)
Essi subito lasciarono le reti e lo seguirono.

+ Dal Vangelo secondo Matteo

In quel tempo, mentre camminava lungo il mare di Galilea, Gesù vide due fratelli, Simone, chiamato Pietro, e Andrea suo fratello, che gettavano le reti in mare; erano infatti pescatori. E disse loro: «Venite dietro a me, vi farò pescatori di uomini». Ed essi subito lasciarono le reti e lo seguirono.
Andando oltre, vide altri due fratelli, Giacomo, figlio di Zebedèo, e Giovanni suo fratello, che nella barca, insieme a Zebedèo loro padre, riparavano le loro reti, e li chiamò. Ed essi subito lasciarono la barca e il loro padre e lo seguirono.

Parola del Signore


E' il Vangelo di Matteo al capitolo 4. La chiamata dei primi discepoli. La chiamata di Simone, discepolo di Giovanni Battista, è uno spartiacque tra Antico e Nuovo Testamento. S. Andrea è patrono della chiesa di Costantinopoli, nostra chiesa sorella ortodossa.

Questo brano ci fa pensare perché, mentre nella prassi del discepolato erano i discepoli che si cercavano e sceglievano il maestro, qui è il Maestro che chiama con pura e gratuita libertà della chiamata. E’ vocazione! Vien da chiederci “Perché ci hai chiamati?”

Siamo stati soggiogati da Qualcuno che ha posato gli occhi su di noi per l’abbondanza della sua grazia, gratis data.

Penso che non devo dare ragione del perché, per esempio, io sono suora ed un’altra persona è….

Non perché siamo migliori, certo che no, nemmeno perché… ma solo perché siamo oggetto della sua gratuità, oggetto della sua chiamata primordiale perché STIAMO CON LUI. Se vengono le crisi? E a chi non vengono? Ma quando abbiamo detto un “per sempre” oppure “nella buona e nella cattiva sorte” o so io che… beh, dico a me stessa che non è più questione di dubbio, ma di fedeltà. Qualsiasi cosa accada! Sappiamo che le cose accadono, che la vita è variegata… ma non dobbiamo perdere il contatto con il Signore. Tutto qui. Le fragilità che sono dentro la mia, la nostra realtà, non sono motivo di dubbio. Fanno parte di me e Lui è il ‘vasaio’ che ci rimodella e ci ricrea’. Non lasciamoci andare perché… si è perso lo ‘stare con Lui’! Egli è il tronco, noi siamo i rami, le foglie, i fiori… che ricevono linfa vitale.

Prego, e preghiamo, per avere la sapienza di ciò che è indispensabile: lo stare con Lui! Lasciamo certi voli pindarici, anche ‘apostolici’ o reti che ci impigliano anziché scioglierci le vele!

Io domando al Signore di rifarmi in un amore sponsale, dono Suo, senza meriti o sforzi che non si chiamino altro che ‘grazia ricevuta’. Grazie, mio Signore e grazie anche a voi tutti che scambiate in rete le cose belle che ci aiutano e ci sostengono nel cammino.

Cari saluti. Sr. Ivana

(Lc 9,7-9 -il Figlio del Dio vivente


VANGELO (Lc 9,7-9)
Giovanni, l’ho fatto decapitare io; chi è dunque costui, del quale sento dire queste cose?


+ Dal Vangelo secondo Luca

In quel tempo, il tetràrca Erode sentì parlare di tutti questi avvenimenti e non sapeva che cosa pensare, perché alcuni dicevano: «Giovanni è risorto dai morti», altri: «È apparso Elìa», e altri ancora: «È risorto uno degli antichi profeti».
Ma Erode diceva: «Giovanni, l’ho fatto decapitare io; chi è dunque costui, del quale sento dire queste cose?». E cercava di vederlo.




Dalla Lampada:"Signore Gesù, segno di contraddizione fra gli uomini, tu hai costituito un enigma per i potenti del tuo paese, accecati dall'ambizione e dal vizio. Rendi il nostro cuore umile e semplice perché sappiamo riconoscere che tu non sei soltanto un profeta, ma il Figlio del Dio vivente, che regna con il Padre e con lo Spirito Santo per i secoli dei secoli".
Luca, forse per la sua sensibilità, ci narra solo l’imprigionamento di Giovanni Battista. Del re Erode dice che era ‘tetrarca’ termine più corretto perché sovraintendeva soltanto alcuni territori che erano stati concessi dall’impero di Roma. Luca vuole concentrare tutta la nostra attenzione sul “Cristo, Figlio del Dio vivente”, anche se lo dichiara in termini diversi perché questa è solo matteana come espressione. Luca orienta il nostro pensiero, orienta il nostro cuore a comprendere in profondità CHI E’ GESU’. Erode non ha le carte in regola, né quelle mentali, né quelle del cuore per comprendere chi sia il Signore. Il suo cuore è chiuso da uno steccato enorme di odio, di violenza, di rivalità contro i suoi corregionali e non può aprirsi a questa grazia.
Il cuore si apre alla grazia quando ci si lascia interrogare da Gesù, non quando interroghiamo Gesù; è un passaggio fine ed importante: è Gesù che mi interroga, è Gesù che mi chiede; non si pongono domande per giustificare l’operato di Gesù. Erode risulta un uomo veramente insignificante. In altra parte è detto: “Andate a dire a quella volpe di Erode” (nel Talmud è detto che è meglio essere la coda di un leone che la testa di una volpe – e pensiamo che quella volta la volpe non era simbolo di furbizia come è per noi oggi – ma qualcosa di più banale, era un simbolo di insignificanza) – Dunque Erode risulta una figura superficiale e non poteva rispondersi alla domanda: Chi è Gesù? Per rispondere a questo io devo rompere i miei steccati interiori, quelli dell’orgoglio, del mio narcisismo ecc. altrimenti la domanda su Gesù rimane una domanda vuota. Alcuni pensavano fosse il Battista, severo, altri Elia, profeta anche molto duro per certi versi… Gesù non è niente di tutto ciò, Gesù è soltanto il volto autentico del Padre. Lo possono conoscere e comprendere soltanto le persone che si disarmano per afferrarsi unicamente al suo amore.


Chiedo la grazia di avere un cuore che non costruisce steccati, barricate, ma che si lascia plasmare dall’amore e dalla tenerezza verso Dio e verso i fratelli. E questo avviene quando dopo la chiamata (ciascuno ha la propria) avviene la risposta e la conferma: si entra in una profonda intimità. Ieri il Vangelo ci diceva che Gesù si è seduto a tavola con i suoi, e c’erano anche molti pubblicani e peccatori (Lui non è venuto per i sani ma per i peccatori). Gesù è al centro di tutti questi ed è capace di far esplodere guarigione, misericordia, santità; i farisei li allontanavano, li emarginavano, (c’era l’ossessione della purità: c’erano i pesci puri e i pesci impuri, il vasellame puro e il vasellame impuro,… una cozzaglia di leggi che impedivano di arrivare al cuore del messaggio della Legge). Ma Gesù è capace di infondere vita a coloro che sono senza vita. Misericordia vuole e non sacrifici se questi non sono relativi all’amore, dall’avere preso in carico il fratello e la sorella. Altrimenti restiamo ‘seduti al nostro banco delle imposte, - come abbiamo visto ieri in s. Matteo).


La misericordia, questa commozione viscerale che nasce dal materno e paterno che c’è in noi, deve sempre avere la meglio se vogliamo conoscere Gesù e intravvedere il Volto del Padre.

Ogni fratello è una persona che va amata, a volte anche a senso unico, anche se non è corrisposto, perché questo è l’amore che Dio ha per noi, un amore viscerale, un amore gratuito.

Cari saluti- sr. Ivana