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mercoledì 25 gennaio 2012

L’altro discepolo corse più veloce di Pietro e giunse per primo al sepolcro.Gv 20,2-8



+ Dal Vangelo secondo Giovanni (Gv 20,2-8)

L’altro discepolo corse più veloce di Pietro e giunse per primo al sepolcro.

Il primo giorno della settimana, Maria di Màgdala corse e andò da Simon Pietro e dall’altro discepolo, quello che Gesù amava, e disse loro: «Hanno portato via il Signore dal sepolcro e non sappiamo dove l’hanno posto!».
Pietro allora uscì insieme all’altro discepolo e si recarono al sepolcro. Correvano insieme tutti e due, ma l’altro discepolo corse più veloce di Pietro e giunse per primo al sepolcro. Si chinò, vide i teli posati là, ma non entrò.
Giunse intanto anche Simon Pietro, che lo seguiva, ed entrò nel sepolcro e osservò i teli posati là, e il sudario – che era stato sul suo capo – non posato là con i teli, ma avvolto in un luogo a parte.
Allora entrò anche l’altro discepolo, che era giunto per primo al sepolcro, e vide e credette.

Parola del Signore


E’ un testo pasquale che ci propone il Tempo liturgico del Natale. Le nostre chiese sorelle orientali chiamano il Natale ‘pasqua del natale di nostro Signore’ e nelle loro icone della natività rappresentano la culla come un sepolcro e le fasce bianche che avvolgono Gesù: tutti simboli della resurrezione già presenti nella natività. Infatti è la Pasqua che illunina anche l’evento del Natale.





Il primo giorno della settimana, è detto nel testo evangelico, cioè siamo nel mattino della domenica di Pasqua e l’evangelista Giovanni fa una differenza tra Maria, la Madre di Gesù e Maria di Magdala.

La Madre di Gesù nei testi di Giovanni appare sotto la croce e poi non se ne parla più, perché ormai Lei segue il Vivente, che ha donato il suo Spirito; ‘emise lo spirito’ significa appunto non la morte ma il dono della vita alla sua Chiesa.


Invece Maria di Magdala è ancora in cerca di un cadavere, di un morto per imbalsamarlo, di mettere gli unguenti d’uso alla salma di Gesù.


Il Signore che seguo è veramente il Vivente, è colui che dà vita alla mia esistenza? che dà vita alla mia storia, così com'è?


Se il Natale è un evento che dà forza alla mia vita, allora lo sto vivendo. Le letture dell'Avvento alcune volte parlavano di 'ricuperare le forze', 'ridare forza allo sfiduciato'.


Allora l'augurio che ancora ci scambiamo, mentre leggiamo queste cose di Dio, è che la Vergine Santa ci aiuti a vivere questo Tempo di Natale con tutta la forza e la luce che illumina la nostra esistenza.

Cari saluti. Sr. Ivana

Senza l' ascolto, la parola diventa muta-Lc 1,5-25

La nascita di Giovanni Battista è annunciata dall’angelo.
+ Dal Vangelo (Lc 1,5-25)
Al tempo di Erode, re della Giudea, vi era un sacerdote di nome Zaccarìa, della classe di Abìa, che aveva in moglie una discendente di Aronne, di nome Elisabetta. Ambedue erano giusti davanti a Dio e osservavano irreprensibili tutte le leggi e le prescrizioni del Signore. Essi non avevano figli, perché Elisabetta era sterile e tutti e due erano avanti negli anni.
Avvenne che, mentre Zaccarìa svolgeva le sue funzioni sacerdotali davanti al Signore durante il turno della sua classe, gli toccò in sorte, secondo l’usanza del servizio sacerdotale, di entrare nel tempio del Signore per fare l’offerta dell’incenso.
Fuori, tutta l’assemblea del popolo stava pregando nell’ora dell’incenso. Apparve a lui un angelo del Signore, ritto alla destra dell’altare dell’incenso. Quando lo vide, Zaccarìa si turbò e fu preso da timore. Ma l’angelo gli disse: «Non temere, Zaccarìa, la tua preghiera è stata esaudita e tua moglie Elisabetta ti darà un figlio, e tu lo chiamerai Giovanni. Avrai gioia ed esultanza, e molti si rallegreranno della sua nascita, perché egli sarà grande davanti al Signore; non berrà vino né bevande inebrianti, sarà colmato di Spirito Santo fin dal seno di sua madre e ricondurrà molti figli d’Israele al Signore loro Dio. Egli camminerà innanzi a lui con lo spirito e la potenza di Elìa, per ricondurre i cuori dei padri verso i figli e i ribelli alla saggezza dei giusti e preparare al Signore un popolo ben disposto».
Zaccarìa disse all’angelo: «Come potrò mai conoscere questo? Io sono vecchio e mia moglie è avanti negli anni». L’angelo gli rispose: «Io sono Gabriele, che sto dinanzi a Dio e sono stato mandato a parlarti e a portarti questo lieto annuncio. Ed ecco, tu sarai muto e non potrai parlare fino al giorno in cui queste cose avverranno, perché non hai creduto alle mie parole, che si compiranno a loro tempo».
Intanto il popolo stava in attesa di Zaccarìa, e si meravigliava per il suo indugiare nel tempio. Quando poi uscì e non poteva parlare loro, capirono che nel tempio aveva avuto una visione. Faceva loro dei cenni e restava muto.
Compiuti i giorni del suo servizio, tornò a casa. Dopo quei giorni Elisabetta, sua moglie, concepì e si tenne nascosta per cinque mesi e diceva: «Ecco che cosa ha fatto per me il Signore, nei giorni in cui si è degnato di togliere la mia vergogna fra gli uomini».

Parola del Signore


C’è uno schema delle “Annunciazioni” ben preciso, nel quale anche Luca si modella:

· Arriva un messaggero che in questo caso è l’angelo

· c’è il messaggio divino

· a cui fa seguito il turbamento della persona

· e poi l’accoglienza da parte di chi lo riceve

- E’ uno schema ben conosciuto che ci veniva dall’Antico Testamento ed è riportato nel Vangelo.

- Gabriele appare quando sono ‘finiti i tempi’ e ‘inizia un tempo nuovo’, ed abbiamo una nuova creazione di fatto, una nuova realtà che viene preannunciata da questo personaggio, Gabriele il cui nome significa “forza di Dio”.


Mentre Zaccaria dubita delle parole di questo messaggero, Maria invece accoglie e l’unica domanda è sul come avverrà questa proposta di Dio. E’ questa la differenza tra le due annunciazioni proposte dalla liturgia di oggi.

Si spiega che all’ufficio sacerdotale erano deputati ben 30.000 sacerdoti, trentamila, e dunque ognuno presiedeva solo una volta in vita il rito dell’incensazione (il rito dell’incenso).

C’erano due scatole, nella prima si sorteggiava il nome che poi veniva riposto nella seconda scatola e dunque passavano gli anni prima che ritornasse il proprio turno. Probabilmente mai più capitava. Quindi per Zaccaria è il momento più sacro,

nel luogo più sacro, il tempio,

nella città più sacra che è Gerusalemme.

Ma in questi luoghi sacri non è accolta la FORZA DI DIO.

Maria che è nascosta a Nazareth, un paese sconosciuto ai confini della geofrafia allora conosciuta, riesce ad avere l’acutezza di Spirito da accogliere la proposta del Signore.


Perché Zaccaria rimane muto?

Perché è sordo!


Quando una persona rimane sorda, si isola da tutto il resto.

Se vogliamo essere annunciatori per noi stessi e poi per gli altri, dobbiamo saper ascoltare Iddio che parla. Senza questo ascolto, la parola diventa muta, diventa insignificante, diventa vuota, diventa un panegirico ma senza cogliere l’essenza.


Chiedo al Signore un cuore capace di ascoltare, di portare dentro di me il messaggio di Dio che ogni giorno riceviamo per avere poi la forza di annunciare a quanti incontro questa STORIA NUOVA che viene da Dio.

Dio copre le distanze tra Lui e noi, le avvolge dentro ciascuno di noi per comunicarci i Suoi messaggi di Amore.


Cari saluti. Sr. Ivana

Le speranze di salvezza si tramutano in realtà







Seconda lettura: 1 Tessalonicesi 5,16-24
  Fratelli, siate sempre lieti, pregate ininterrottamente, in ogni cosa rendete grazie: questa infatti è volontà di Dio in Cristo Gesù verso di voi. Non spegnete lo Spirito, non disprezzate le profezie. Vagliate ogni cosa e tenete ciò che è buono. Astenetevi da ogni specie di male. Il Dio della pace vi santifichi interamente, e tutta la vostra persona, spirito, anima e corpo, si conservi irreprensibile per la venuta del Signore nostro Gesù Cristo. Degno di fede è colui che vi chiama: egli farà tutto questo!


Questo è un tratto di commento che prendo dalla Lectio del Monastero Sacro Cuore. E' un commento che nella sua essenza ho sentito altre volte, ma non così efficacemente esposto. Letizia e letame hanno una radice in comune: se parliamo di vera umiltà (il contadino capisce bene quanto è importante il letame) se parliamo di vera umiltà abbiamo esperimentato che viene proprio dal fondo di noi, dal nostro cuore, lì dove lui -il cuore- cerca Dio.

Cari saluti. Sr. Ivana

Umiltà

Qualche finezza etimologica non guasta. E allora è utile capire che la parola letizia ha la stessa radice di letame.
II verbo latino laetare, infatti, significa fecondare, concimare, rendere fertile. Letame è, appunto, lo strame che rende ubertosa la terra. E letizia è quel sentimento di ricchezza interiore che deriva dal rigoglio spirituale. Così come lieto è un aggettivo il cui significato originario è fecondo, cioè fertile, rigoglioso.
Sembra fuori posto osservare che certi messaggi del cielo si insinuano perfino nelle radici delle parole?
E appare davvero esibizione di bravura far notare che, se nei versetti dei salmi si dice «ascoltino gli umili e si rallegrino», l'abbinamento tra umiltà (espressa dal letame) e letizia non è proprio puramente casuale?
E può definirsi esercitazione sterile quella che sottolinea le tante connessioni tra i poveri e il lieto annunzio che viene ad essi portato?
E può essere giudicato fuori tema il riferimento a Maria, protagonista silenziosa, la quale ha dato la spiegazione di tanta esultanza in Dio suo salvatore proprio nell'umiltà della sua serva? (Lc 1, 47.48).
Ed è indugio sui versanti del moralismo facile il richiamo alla necessità di fare il vuoto dentro di sé, per farsi ricolmare di beni dal Signore?
Del resto tutta quella turba di indigenti che affollano i testi biblici e che sono soccorsi da Dio e che gioiscono per liberazioni raggiunte, non ci dice forse che l'umiltà è la condizione indispensabile perché le speranze di salvezza si tramutino in realtà?

Gettata in cemento armato -Mt 7,21.24-27




VANGELO (Mt 7,21.24-27) Chi fa la volontà del Padre mio, entrerà nel regno dei cieli.

+ Dal Vangelo secondo Matteo

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Non chiunque mi dice: “Signore, Signore”, entrerà nel regno dei cieli, ma colui che fa la volontà del Padre mio che è nei cieli.
Perciò chiunque ascolta queste mie parole e le mette in pratica, sarà simile a un uomo saggio, che ha costruito la sua casa sulla roccia. Cadde la pioggia, strariparono i fiumi, soffiarono i venti e si abbatterono su quella casa, ma essa non cadde, perché era fondata sulla roccia.
Chiunque ascolta queste mie parole e non le mette in pratica, sarà simile a un uomo stolto, che ha costruito la sua casa sulla sabbia. Cadde la pioggia, strariparono i fiumi, soffiarono i venti e si abbatterono su quella casa, ed essa cadde e la sua rovina fu grande».

Parola del Signore


Questo Vangelo ci viene offerto nel Tempo di Avvento che non è tanto TEMPO di ATTESA, nel senso che il Natale ha preceduto di molto questa pratica, infatti il Natale è molto più antico. E’ sicuramente un tempo propedeutico che la Chiesa ci dà per fare un cammino. Ma questo tempo potrebbe essere chiamato piuttosto, secondo il Vangelo di oggi, TEMPO DELLA COSTRUZIONE. Si costruisce sulla Pietra Angolare che è Cristo, si costruisce la grande gettata in cemento armato, per fare delle fondamenta molto solide alla casa. Quindi è un’attesa celebrando Cristo presente nella sua realtà.


Perciò è un celebrare tutte le possibilità di bene che Dio ci offre per poter vivere appieno la nostra vita. Allora facciamo attenzione: è un tempo da prendere al volo: non facciamoci sfuggire le occasioni, le possibilità di bene che ci vengono offerte oggi. E’ il tempo di Dio quindi è il tempo opportuno da prendere al volo, perché non è mai domani il bene da fare. Il bene da fare è sempre oggi.

Altrimenti ieri il Vangelo ci diceva che si può andare in ‘crisi’ senza di Lui; oggi ci dice la stessa cosa se manchiamo di fondamento.


Il Fondamento si costruisce un po’ alla volta cercando di verificare sempre il senso della mia esistenza. E non sono parole retoriche perché chi di noi non ha passato dei momenti in cui deve ricapitolare a se stesso la sua esistenza: qual è la cosa più importante della mia vita?

Bene, su questa "opzione fondamentale" io impegno la mia fedeltà. Così si cresce e si diventa adulti nella fede, cercando di confermare le scelte di vita, nel mio oggi quotidiano. Esse mi porteranno a Colui che è l’Autore della Vita. Posso costruire vita ogni giorno, orme di dono e di salvezza attorno a me finchè arriviamo a Betlemme, da Colui che è la vita.

Cari saluti. Sr. Ivana

Lasciarono le reti e lo seguirono -Mt 4,18-22




VANGELO (Mt 4,18-22)
Essi subito lasciarono le reti e lo seguirono.

+ Dal Vangelo secondo Matteo

In quel tempo, mentre camminava lungo il mare di Galilea, Gesù vide due fratelli, Simone, chiamato Pietro, e Andrea suo fratello, che gettavano le reti in mare; erano infatti pescatori. E disse loro: «Venite dietro a me, vi farò pescatori di uomini». Ed essi subito lasciarono le reti e lo seguirono.
Andando oltre, vide altri due fratelli, Giacomo, figlio di Zebedèo, e Giovanni suo fratello, che nella barca, insieme a Zebedèo loro padre, riparavano le loro reti, e li chiamò. Ed essi subito lasciarono la barca e il loro padre e lo seguirono.

Parola del Signore


E' il Vangelo di Matteo al capitolo 4. La chiamata dei primi discepoli. La chiamata di Simone, discepolo di Giovanni Battista, è uno spartiacque tra Antico e Nuovo Testamento. S. Andrea è patrono della chiesa di Costantinopoli, nostra chiesa sorella ortodossa.

Questo brano ci fa pensare perché, mentre nella prassi del discepolato erano i discepoli che si cercavano e sceglievano il maestro, qui è il Maestro che chiama con pura e gratuita libertà della chiamata. E’ vocazione! Vien da chiederci “Perché ci hai chiamati?”

Siamo stati soggiogati da Qualcuno che ha posato gli occhi su di noi per l’abbondanza della sua grazia, gratis data.

Penso che non devo dare ragione del perché, per esempio, io sono suora ed un’altra persona è….

Non perché siamo migliori, certo che no, nemmeno perché… ma solo perché siamo oggetto della sua gratuità, oggetto della sua chiamata primordiale perché STIAMO CON LUI. Se vengono le crisi? E a chi non vengono? Ma quando abbiamo detto un “per sempre” oppure “nella buona e nella cattiva sorte” o so io che… beh, dico a me stessa che non è più questione di dubbio, ma di fedeltà. Qualsiasi cosa accada! Sappiamo che le cose accadono, che la vita è variegata… ma non dobbiamo perdere il contatto con il Signore. Tutto qui. Le fragilità che sono dentro la mia, la nostra realtà, non sono motivo di dubbio. Fanno parte di me e Lui è il ‘vasaio’ che ci rimodella e ci ricrea’. Non lasciamoci andare perché… si è perso lo ‘stare con Lui’! Egli è il tronco, noi siamo i rami, le foglie, i fiori… che ricevono linfa vitale.

Prego, e preghiamo, per avere la sapienza di ciò che è indispensabile: lo stare con Lui! Lasciamo certi voli pindarici, anche ‘apostolici’ o reti che ci impigliano anziché scioglierci le vele!

Io domando al Signore di rifarmi in un amore sponsale, dono Suo, senza meriti o sforzi che non si chiamino altro che ‘grazia ricevuta’. Grazie, mio Signore e grazie anche a voi tutti che scambiate in rete le cose belle che ci aiutano e ci sostengono nel cammino.

Cari saluti. Sr. Ivana

(Lc 9,7-9 -il Figlio del Dio vivente


VANGELO (Lc 9,7-9)
Giovanni, l’ho fatto decapitare io; chi è dunque costui, del quale sento dire queste cose?


+ Dal Vangelo secondo Luca

In quel tempo, il tetràrca Erode sentì parlare di tutti questi avvenimenti e non sapeva che cosa pensare, perché alcuni dicevano: «Giovanni è risorto dai morti», altri: «È apparso Elìa», e altri ancora: «È risorto uno degli antichi profeti».
Ma Erode diceva: «Giovanni, l’ho fatto decapitare io; chi è dunque costui, del quale sento dire queste cose?». E cercava di vederlo.




Dalla Lampada:"Signore Gesù, segno di contraddizione fra gli uomini, tu hai costituito un enigma per i potenti del tuo paese, accecati dall'ambizione e dal vizio. Rendi il nostro cuore umile e semplice perché sappiamo riconoscere che tu non sei soltanto un profeta, ma il Figlio del Dio vivente, che regna con il Padre e con lo Spirito Santo per i secoli dei secoli".
Luca, forse per la sua sensibilità, ci narra solo l’imprigionamento di Giovanni Battista. Del re Erode dice che era ‘tetrarca’ termine più corretto perché sovraintendeva soltanto alcuni territori che erano stati concessi dall’impero di Roma. Luca vuole concentrare tutta la nostra attenzione sul “Cristo, Figlio del Dio vivente”, anche se lo dichiara in termini diversi perché questa è solo matteana come espressione. Luca orienta il nostro pensiero, orienta il nostro cuore a comprendere in profondità CHI E’ GESU’. Erode non ha le carte in regola, né quelle mentali, né quelle del cuore per comprendere chi sia il Signore. Il suo cuore è chiuso da uno steccato enorme di odio, di violenza, di rivalità contro i suoi corregionali e non può aprirsi a questa grazia.
Il cuore si apre alla grazia quando ci si lascia interrogare da Gesù, non quando interroghiamo Gesù; è un passaggio fine ed importante: è Gesù che mi interroga, è Gesù che mi chiede; non si pongono domande per giustificare l’operato di Gesù. Erode risulta un uomo veramente insignificante. In altra parte è detto: “Andate a dire a quella volpe di Erode” (nel Talmud è detto che è meglio essere la coda di un leone che la testa di una volpe – e pensiamo che quella volta la volpe non era simbolo di furbizia come è per noi oggi – ma qualcosa di più banale, era un simbolo di insignificanza) – Dunque Erode risulta una figura superficiale e non poteva rispondersi alla domanda: Chi è Gesù? Per rispondere a questo io devo rompere i miei steccati interiori, quelli dell’orgoglio, del mio narcisismo ecc. altrimenti la domanda su Gesù rimane una domanda vuota. Alcuni pensavano fosse il Battista, severo, altri Elia, profeta anche molto duro per certi versi… Gesù non è niente di tutto ciò, Gesù è soltanto il volto autentico del Padre. Lo possono conoscere e comprendere soltanto le persone che si disarmano per afferrarsi unicamente al suo amore.


Chiedo la grazia di avere un cuore che non costruisce steccati, barricate, ma che si lascia plasmare dall’amore e dalla tenerezza verso Dio e verso i fratelli. E questo avviene quando dopo la chiamata (ciascuno ha la propria) avviene la risposta e la conferma: si entra in una profonda intimità. Ieri il Vangelo ci diceva che Gesù si è seduto a tavola con i suoi, e c’erano anche molti pubblicani e peccatori (Lui non è venuto per i sani ma per i peccatori). Gesù è al centro di tutti questi ed è capace di far esplodere guarigione, misericordia, santità; i farisei li allontanavano, li emarginavano, (c’era l’ossessione della purità: c’erano i pesci puri e i pesci impuri, il vasellame puro e il vasellame impuro,… una cozzaglia di leggi che impedivano di arrivare al cuore del messaggio della Legge). Ma Gesù è capace di infondere vita a coloro che sono senza vita. Misericordia vuole e non sacrifici se questi non sono relativi all’amore, dall’avere preso in carico il fratello e la sorella. Altrimenti restiamo ‘seduti al nostro banco delle imposte, - come abbiamo visto ieri in s. Matteo).


La misericordia, questa commozione viscerale che nasce dal materno e paterno che c’è in noi, deve sempre avere la meglio se vogliamo conoscere Gesù e intravvedere il Volto del Padre.

Ogni fratello è una persona che va amata, a volte anche a senso unico, anche se non è corrisposto, perché questo è l’amore che Dio ha per noi, un amore viscerale, un amore gratuito.

Cari saluti- sr. Ivana

Egli si alzò e lo seguì -Marco 2,14

Gesù passò vicino a Levi e gli disse semplicemente Seguimi (Marco 2,14). E Matteo, alzatosi, lo seguì. Immediatamente Matteo tenne un banchetto a cui invitò, oltre a Gesù, un gran numero di pubblicani e altri pubblici peccatori.


Dalla Lampada: San Matteo era anche chiamato Levi, in quanto pubblicano, era membro di una delle categorie più odiate dal popolo ebraico. In effetti a quell'epoca gli esattori delle tasse pagavano in anticipo all'erario romano le tasse del popolo e poi si rifacevano come usurai tartassando la gente. I sacerdoti, per rispettare il primo comandamento, vietavano al popolo ebraico di maneggiare le monete romane che portavano l'immagine dell'imperatore. I pubblicani erano quindi accusati di essere peccatori perché veneravano l'imperatore.
 
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Ci fa pensare questo bellissimo quadro del Caravaggio nella chiesa di Roma 'S. Luigi dei Francesi'.
L'attività che faceva Matteo, assoldato dall'impero romano per riscuotere le tasse, era proibita e lo metteva tra gli emarginati quindi gli era proibito entrare nel tempio, fare le abluzioni, avere contatto con un ebreo puro...
Il Caravaggio, nel dito che indica, dito che ritroviamo nella Cappella Sistina nella rappresentazione della creazione, ci suggerisce che Dio crea sempre; quando Lo lasciamo entrare, il contatto con Lui, l'entrare nella nostra esistenza, è sempre una nuova creazione. L'uomo vienne riplasmato dal 'fare' di Dio, dalla bontà di Gesù.
La risposta subitanea di Levi, il cui gesto della mano rivela tutto lo stupore di chi comprende di essere stato chiamato, lo porterà a seguire Gesù con il nome di Matteo (nome che in ebraico ricorda la radice del verbo “donare- dono di Dio”).
La luce che emana è la luce della grazia. "Ma chiami proprio me?" E' l'altro dito che indica se stesso.
"Egli si alzò e lo seguì"
I due dei compagni di Levi si voltano verso il Cristo mentre gli altri due non distolgono nemmeno per un secondo lo sguardo dai soldi appena intascati.
Occorre alzarci e seguire. Non ci può essere una sequela fatta da seduti. E' il verbo alzarsi che è usato anche per la resurrezione. E' un risorgere. Occorre avere una vita da risorti. Occorre che attraversiamo i'passaggi'. E ogni giorno li dobbiamo attraversare. Ci aiutiamo a vicenda con la preghiera e col nostro animarci all'ascolto fattivo della Parola di Dio.
Seguiamo, dunque le orme di Gesù!

Cari saluti. Sr. Ivana

 

fino al sorgere delle stelle -Matteo 20,1-16

Vangelo: Matteo 20,1-16

Mi colpisce molto questa parabola in aprticolare questo fatto:


Il padrone rivendica a sé la sovrana libertà di disporre del proprio come vuole. Un denaro non era solo la paga consueta, era anche il necessario per vivere: ebbene, la volontà del padrone della vigna è che ciascuno abbia il necessario per vivere (il pane quotidiano, la fede, lasperanza, l'amore), indipendentemente dai propri meriti.


E'chiaro che Dio non ci fa mancare quanto ci serve per vivere, anche se arriviamo all'ultimo minuto per aprirci a Lui. Però Lui esce per bene cinque volte, si fa per dire, durante la giornata lavorativa, per cercare gli operai per il Regno.


Si tratta della giornata lavorativa tipica nella società agricola palestinese del tempo, che durava «dai primi raggi del sole fino al sorgere delle stelle (cf. Sl 103/104,22-23). La suddivisione in 12 ore quindi, nella stagione estiva, comporta una durata dell'ora lavorativa ben superiore ai 60 minuti.

 
 

"Hai fatto la luna per segnare i tempi
e il sole che sa l'ora del tramonto.

Stendi le tenebre e viene la notte:
in essa si aggirano tutte le bestie della foresta;

ruggiscono i giovani leoni in cerca di preda
e chiedono a Dio il loro cibo.

Sorge il sole: si ritirano
e si accovacciano nelle loro tane.

Allora l'uomo esce per il suo lavoro,
per la sua fatica fino a sera".


Gli operai della prima ora non vogliono riconoscere che è stato un dono essere stati assunti: certo, hanno lavorato dodici ore, ma solo grazie all'invito del padrone di casa. La vita è un dono, regalata dal Padre, senza alcun merito da parte nostra. E annche la vocazione a cui siamo stati chiamati.


Non andare via, Signore
Quando trovi chiusa la porta del mio cuore,
abbattila ed entra: non andare via, Signore.
Quando le corde della mia chitarra dimenticano il tuo nome,
ti prego, aspetta: non andare via, Signore.
Quando il tuo richiamo non rompe il mio torpore,
folgorami con il tuo dolore: non andare via, Signore.
Quando faccio sedere altri sul tuo trono,
o re della mia vita: non andare via, Signore.
(Rabindranath Tagore)

Maria dal cuore giovane





Noi, Suore della Provvidenza, preghiamo l'Angelus tre volte al giorno. Qualche volta modifichiamo il modo di pregarlo nelle sue formule, a seconda del Tempo liturgico che viviamo.

Spesso preghiamo per i giovani, perchè possano avere una buona famiglia, bravi educatori, il lavoro e... la capacità di ascoltare la voce del Signore. Invochiamo Maria per loro e la chiamiamo: "Maria dal cuore giovane"



L: L'Angelo del Signore portò l'annuncio a Maria.

Tutti: Ed Ella concepì per opera dello Spirito Santo.

L: Tutto è cominciato con il “sì” detto da Maria al messaggero di Dio, che le annunciava un meraviglioso e sconvolgente evento intensamente sognato dal popolo di Israele, la nascita del Messia. Il semplice dialogo tra Maria e l’angelo, raccontato nello stile essenziale dei vangeli, racchiude quel “sì” di Maria a Dio, come il punto culminante della storia dell’alleanza tra Dio e l’umanità. Da quel momento Gesù il Messia, il Salvatore dell’umanità, prende carne in lei.

Ave Maria…

L: Ecco l'Ancella del Signore.

Tutti: Sia fatto di me secondo la tua Parola.

L. Mari è una ragazza che cammina per le strade di Nazareth, che va alla fontana del paese a prendere l’acqua. Eppure Dio l’aveva pensata e preparata da sempre e lei, che viveva in compagnia dello Spirito Santo, sentiva una precisa percezione di un grande mistero, che si portava dentro, per cui anche in mezzo alla confusione di un mercato riusciva ad ascoltare quello che il Signore le diceva.

Ave Maria…

L: E il verbo si è fatto carne.

Tutti: Ed ha abitato tra noi.

Anche noi siamo stati pensati e preparati da Dio. Anche noi portiamo dentro un mistero. Siamo anche noi chiamati a dare alla luce Gesù in noi e in mezzo a noi. Ma questo lo faremo se, pure immersi nel nostro viavai quotidiano, nei nostri pensieri e occupazioni, ascolteremo le varie chiamate che Dio ci fa e risponderemo con i nostri “sì” quotidiani. Con i nostri tanti piccoli “sì” ci disporremo ai “sì” più grandi e impegnativi, come quello di Maria, per partecipare con lei a quell’evento di salvezza che in Gesù ha cambiato il mondo.

O Maria dal cuore giovane, insegnami il tuo sì!

Aiutami ad accogliere la Parola nell’intimo del mio cuore, a capire, come hai saputo fare tu, le irruzioni di Dio nella mia vita. Insegnami a camminare in compagnia di Gesù, a vivere di attesa e di abbandono fiducioso alla Volontà del Padre, giorno dopo giorno, come hai saputo vivere tu.

Senza l' ascolto, la parola diventa muta





La nascita di Giovanni Battista è annunciata dall’angelo.
+ Dal Vangelo (Lc 1,5-25)
Al tempo di Erode, re della Giudea, vi era un sacerdote di nome Zaccarìa, della classe di Abìa, che aveva in moglie una discendente di Aronne, di nome Elisabetta. Ambedue erano giusti davanti a Dio e osservavano irreprensibili tutte le leggi e le prescrizioni del Signore. Essi non avevano figli, perché Elisabetta era sterile e tutti e due erano avanti negli anni.
Avvenne che, mentre Zaccarìa svolgeva le sue funzioni sacerdotali davanti al Signore durante il turno della sua classe, gli toccò in sorte, secondo l’usanza del servizio sacerdotale, di entrare nel tempio del Signore per fare l’offerta dell’incenso.
Fuori, tutta l’assemblea del popolo stava pregando nell’ora dell’incenso. Apparve a lui un angelo del Signore, ritto alla destra dell’altare dell’incenso. Quando lo vide, Zaccarìa si turbò e fu preso da timore. Ma l’angelo gli disse: «Non temere, Zaccarìa, la tua preghiera è stata esaudita e tua moglie Elisabetta ti darà un figlio, e tu lo chiamerai Giovanni. Avrai gioia ed esultanza, e molti si rallegreranno della sua nascita, perché egli sarà grande davanti al Signore; non berrà vino né bevande inebrianti, sarà colmato di Spirito Santo fin dal seno di sua madre e ricondurrà molti figli d’Israele al Signore loro Dio. Egli camminerà innanzi a lui con lo spirito e la potenza di Elìa, per ricondurre i cuori dei padri verso i figli e i ribelli alla saggezza dei giusti e preparare al Signore un popolo ben disposto».
Zaccarìa disse all’angelo: «Come potrò mai conoscere questo? Io sono vecchio e mia moglie è avanti negli anni». L’angelo gli rispose: «Io sono Gabriele, che sto dinanzi a Dio e sono stato mandato a parlarti e a portarti questo lieto annuncio. Ed ecco, tu sarai muto e non potrai parlare fino al giorno in cui queste cose avverranno, perché non hai creduto alle mie parole, che si compiranno a loro tempo».
Intanto il popolo stava in attesa di Zaccarìa, e si meravigliava per il suo indugiare nel tempio. Quando poi uscì e non poteva parlare loro, capirono che nel tempio aveva avuto una visione. Faceva loro dei cenni e restava muto.
Compiuti i giorni del suo servizio, tornò a casa. Dopo quei giorni Elisabetta, sua moglie, concepì e si tenne nascosta per cinque mesi e diceva: «Ecco che cosa ha fatto per me il Signore, nei giorni in cui si è degnato di togliere la mia vergogna fra gli uomini».

Parola del Signore


C’è uno schema delle “Annunciazioni” ben preciso, nel quale anche Luca si modella:

· Arriva un messaggero che in questo caso è l’angelo

· c’è il messaggio divino

· a cui fa seguito il turbamento della persona

· e poi l’accoglienza da parte di chi lo riceve

- E’ uno schema ben conosciuto che ci veniva dall’Antico Testamento ed è riportato nel Vangelo.

- Gabriele appare quando sono ‘finiti i tempi’ e ‘inizia un tempo nuovo’, ed abbiamo una nuova creazione di fatto, una nuova realtà che viene preannunciata da questo personaggio, Gabriele il cui nome significa “forza di Dio”.


Mentre Zaccaria dubita delle parole di questo messaggero, Maria invece accoglie e l’unica domanda è sul come avverrà questa proposta di Dio. E’ questa la differenza tra le due annunciazioni proposte dalla liturgia di oggi.

Si spiega che all’ufficio sacerdotale erano deputati ben 30.000 sacerdoti, trentamila, e dunque ognuno presiedeva solo una volta in vita il rito dell’incensazione (il rito dell’incenso).

C’erano due scatole, nella prima si sorteggiava il nome che poi veniva riposto nella seconda scatola e dunque passavano gli anni prima che ritornasse il proprio turno. Probabilmente mai più capitava. Quindi per Zaccaria è il momento più sacro,

nel luogo più sacro, il tempio,

nella città più sacra che è Gerusalemme.

Ma in questi luoghi sacri non è accolta la FORZA DI DIO.

Maria che è nascosta a Nazareth, un paese sconosciuto ai confini della geofrafia allora conosciuta, riesce ad avere l’acutezza di Spirito da accogliere la proposta del Signore.


Perché Zaccaria rimane muto?

Perché è sordo!


Quando una persona rimane sorda, si isola da tutto il resto.

Se vogliamo essere annunciatori per noi stessi e poi per gli altri, dobbiamo saper ascoltare Iddio che parla. Senza questo ascolto, la parola diventa muta, diventa insignificante, diventa vuota, diventa un panegirico ma senza cogliere l’essenza.


Chiedo al Signore un cuore capace di ascoltare, di portare dentro di me il messaggio di Dio che ogni giorno riceviamo per avere poi la forza di annunciare a quanti incontro questa STORIA NUOVA che viene da Dio.

Dio copre le distanze tra Lui e noi, le avvolge dentro ciascuno di noi per comunicarci i Suoi messaggi di Amore.


Cari saluti. Sr. Ivana